mercoledì 30 giugno 2010

Fragoa fragoina... [tortina alla fragole]


Nata per gioco con Giacomo parecchio tempo fa, la signorina Fragoina è poi rimasta lì, in silenzio, dimenticata, finchè oggi, con questa semplicissima tortina, è spuntata nuovamente sulla mia scrivania...

150 gr di farina di farro integrale
80 gr di farina bianca
20 gr di amido di mais
75 gr di fruttosio
7o gr di latte di riso (non zuccherato)
un uovo
2 cucchiai di burro di soia bio (che io volevo terminare)
6 cucchiai di olio di mais (o 7-8 se si usa solo olio)
200 gr di fragole lavate e tagliate a metà
mezza bustina di cremor tartaro
mezzo cucchiaino di vaniglia in polvere
semi di sesamo per decorare
un pizzico di sale


Sbattere l'uovo con il fruttosio. Unire il burro e poi l'olio e la vaniglia e infine il latte di riso. A parte mescolare le farine con il cremor tartaro e infine il pizzico di sale.
Amalgamare le farine al composto con l'uovo e mescolare con cura.
Versare in una teglia da plumcake oliata ed infarinata e tuffarcivisi le fragole, premendole un poco nel'impasto e spargervi sopra una cucchiaiata di semi di sesamo nero.




Cuocere in forno a 175° per 30 min facendo attenzione che non colori troppo.
L'impasto è perfetto da cuocere anche in versione muffins.

ps: un uovo una tantum (una tantum, però!) non hai mai ammazzato nessun macrobiotico! ;-)) ... lo dice anche lei, che la sa lunga.



venerdì 25 giugno 2010

Bubble Struggle: bolle arancioni


...ancora boules di vetro di murano soffiato a bocca


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Pizzo blu

L'agata dal pizzo blu pare rappresentasse, presso gli antichi, gli elementi acqua e aria, per la mescolanza di colore ed insieme la trasparenza.
Se l'acqua simboleggia il sentimento e l’aria la comunicazione, il Calcedonio azzurro, di cui è composta, rappresenta quindi i due aspetti della comunicazione: l’ascoltare e il farsi capire. Era detta infatti anche “la pietra degli oratori” perché pare facilitasse l’eloquio.
E’ pertanto associata al chakra della gola e, poiché stimola il desiderio di comunicazione, cioè di contatto, questa pietra rafforza la capacità di adattamento e di diplomazia.
Irradia inoltre positività, rende spensierati e ottimisti nelle proprie capacità e rafforza la memoria e l’apertura mentale.
Terapeuticamente, è indicata nelle affezioni respiratorie.


Tutto questo bendiddio? ;-)
Vabbè, a me è piaciuto tanto il suo ricamo in trasparenza. (cliccare sulla foto per apprezzarlo meglio)



agata blu e perle coltivate


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giovedì 24 giugno 2010

Bread look



Have a good look.
Buona estate con Ray-Pan!

;-)


Lanterne rosse


boules di vetro di murano soffiato a bocca


Chi è che viene nella notte?
Chi viene nell’ombra?
Chi viene nella pioggia?
Chi si nasconde al lume?
E tremola la luce come in un lago di fata
A che punto eravamo del giorno?
Tutto è svanito attorno
Chi è che viene solo?
Chi viene nel buio?
In una barca nera trema come un cigno
Le ombre fanno e disfanno giganti
Nel cielo color dopo di pioggia
Lanterne rosse tremano aspettando l’ospite
Chi prima non è stato, ecco ora è venuto
...
Tutto è svanito attorno
Un’aria ferma e discesa e non solleva ancora
...
Un punto giallo ora trema, rapida luce di treno
Serpente di lucciole in corsa,
...
Dove saranno gli occhi tuoi quando si chiuderanno i miei
...


ascolta qui


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mercoledì 23 giugno 2010

Remise à neuf

Sul tavolo, olio paglierino al posto dell'olio d'oliva, gommalacca al posto della colla di pesce, cera d'api al posto del miele...
Alternative in cucina? ;-)
No, tutto era iniziato qui (ancora prima qui), ma ora finalmente la mia prima sezione di lavoro manuale è terminata!

I pezzi non sono preziosi, ma hanno un valore affettivo perchè legati alla famiglia del mio papà. Hanno una forma simpatica e comunque uno stile versatile, che mi consentirà di inserirli in un contesto che non è sicuramente classico nè rustico.
Dopo tanti dubbi sui colori che pensavo avrei usato (soprattutto per riverniciare il letto) e la noia a vedere tutto questo shabby style dilagante, ho deciso di valorizzare il legno originale, lasciandovi il più possibile inalterati i segni del tempo. (Mi spiace non avere fatto delle foto di com'erano mal messi prima del trattamento!)
Al termine della fase di pulizia e sverniciatura, ho optato per sostanze più naturali possibile, visto che di camera e cucina si tratta.
Questi i primi risultati, anche se fotografati ancora in laboratorio. Quello che in foto non si può percepire è la piacevolezza al tatto di questo tipo di finitura: risulta morbida, vellutata e profumata, niente di paragonabile rispetto a qualsiasi smalto (anche se all'acqua).

il tavolo in ciliegio

nei fori vanno inseriti mattarello e tagliere in dotazione.
mancano da rimontare le manigliette del cassetto
e della tavola estraibile per la pasta



e quello che diventerà il letto di Giacomo,
che già si vede un re ;-)


Ma i lavori continuano...

lunedì 21 giugno 2010

Muffins alla banana

Accendo il forno per stemperare la cucina. Qui le temperature sono scese bruscamente a 11° e la neve ha imbiancato nuovamente le cime che circondano la città. E oggi inizierebbe l'estate?


Non amo il connubio banana-cioccolato, ma in questo caso il dolce nasce dalla necessità di impiegare due ingredienti che altrimenti sarebbero finiti nella spazzatura: due banane* che ormai erano stramature, mentre il cioccolato era un regalo che mi aveva incuriosito, (Freechoko della Finestra sul Cielo, preparato con pasta e burro di cacao, addizionato con farina di soia e dolcificato con malto di mais, ma che mi ha lasciata perplessa e certamente non ricomprerò).
Il sapore della banana alla fine non si percepisce, ma il dolce ha guadagnato in morbidezza. Il cioccolato invece bene si sposa con l'aroma d'arancia, non è una novità.
Se scoppia nuovamente il caldo, però, è bene evitare decisamente il cioccolato (piuttosto consiglio di replicare la ricetta in autunno con un cioccolato fondente più serio!) e invece tenere solo la banana con l'arancia, piacevolissime insieme.


200 gr farina farro integrale
2 banane mature
un'arancia non trattata (polpa e buccia)
50 gr di olio di mais
50 gr di fruttosio (ma molto meglio andrà il malto di riso)
80 gr di cioccolato fondente
una bustina di cremor tartaro
un pizzico di sale


In un mixer frullare le banane con l'arancia sbucciata, l'olio e le zeste (solo la parte arancione prelevata con un pelapatate) dell'arancia stessa e un pizzico di sale.
A parte mescolare farina, fruttosio, cremortartaro e cioccolato tagliato a coltello.
Mescolare i due composti delicatamente e non troppo a lungo.
Versare in pirottini da muffins e cuocere in forno 25-30 min o q.b. a 175°


*Secondo la macrobiotica la banana è un alimento molto yin per dolcezza e per provenienza tropicale; è consigliabile consumarle con parsimonia, ma soprattutto in stagione calda, visto il loro potere raffreddante.



Vi lascio un consiglio per un bel film in dvd: qui


sabato 19 giugno 2010

Pique-nique

Pensati per un déjeuner sur l'herbe mancato... uno non a caso (questo , incantevole)...
Une «pique-nique» dunque féminin, secondo Cobrizo, non un «pic-nic» masculin.





boules di vetro soffiate a bocca da maestro muranese

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giovedì 17 giugno 2010

Il rosso e il nero

"Le parole sono sempre una forza che si cerca fuori di sè."
Stendhal


boules di vetro soffiate a bocca da maestro muranese
(vedi qui)


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Sometsuke



perle in porcellana giapponese "Sometsuke"
(tipica decorazione blu ad ossidi di cobalto)

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Gocce... no, non di pioggia


agata rosa e gocce etno




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lunedì 14 giugno 2010

Riso e pesce al forno

L'ho detto più volte, oramai: in un modo o nell'altro nella mia vita i rimandi alla puglia sono una costante (e non parlo di sola cucina).
E' da qualche giorno che pensavo alla tiella di riso e cozze, che mi attira molto, ma non ho mai preparato (per la pigrizia di star lì a pulir le cozze e perchè in fondo d'estate le temo pure sempre un po').
Essendo domenica, io non avevo pesce fresco in casa, ahimè, però penso che l'idea di ricetta (assolutamente perfettibile e sicuramente poco pugliese) sia vincente: trovo che il riso cotto in forno così, nel sugo del pesce, risulti delizioso per gusto e consistenza.
Quello che temevo fosse un difetto si è rivelato alla fine un fattore positivo: il fatto che il mio pesce fosse congelato ha consentito che nel tempo del suo decongelamento avvenisse giusto la cottura del riso.
Se usate pesce fresco, tenetene conto.



300 di riso
400 gr di filetti di pesce ancora congelati
uno spicchio di aglio e un paio di scalogni
2+1 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
un cucchiaino di sale
due bicchieri d'acqua
300 gr di pomodori datterini tagliati in quattro
basilico, maggiorana e origano freschi

Frullare un bicchiere d'acqua fredda con il sale e le erbe.
Mettere il riso (crudo) sul fondo di una teglia antiaderente oliata (1 C). Posarci sopra i filetti di pesce, i pomodorini, l'aglio a filetti e gli scalogni affettati.
Bagnare con il "pestino verde" frullato, muovendo la teglia in modo che raggiunga anche il riso sottostante. Condire con il secondo cucchiaio d'olio. ed infine aggiungere la restante acqua lungo però i bordi della teglia.
Cuocere in forno a 200° coperto con carta stagnola per 30 minuti (a seconda del riso), aggiungendo acqua bollente, se necessario.
La praparazione ne gioverà se in superficie avrete messo del pane grattugiato (ed eventualmente un altro filo d'olio) per fare la gratinatura, una volta tolta la stagnola a fine cottura.



p.s.:
Continuo a canticchiarla...
Mi sono innamorata di questa canzone qui. Non è bellissima?

... "I'm full up with, lessons learned
And the days that I made just to throw them away
Now I'm closing all the curtains, I'm switching off the phone
Now I Took down all your cameras, and I opened the fridge

And hung from the hinges with the
Eggs and garlic, the cheese and tomatoes, the milk and the beer
The strings and the bridges of a brand new year
The first tear was a note and a note made a song

And I hung the song from the hinges of the door
And I carried on just the same as before
And nothing got different, and nothing got changed
But a new song gets sweeter and simpler with age

If you leave it alone
If you leave it alone
If you leave it alone

It gets sweeter and simpler and softer
and slower and younger the longer
you leave it alone "...

venerdì 11 giugno 2010

Ve(r)de azzurro





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She says... sh-sh-shhh...





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Il "cloisonné" o "lustro di Bisanzio", è una tecnica di decorazione a smalto molto diffusa in Estremo Oriente. Comparsa in Cina verso il 15 sec., si è poi sviluppata ampiamente anche in Giappone.
Il disegno prestabilito viene realizzato mediante un sottile filo metallico che viene fissato sul metallo del fondo, sagomando la cella, denominata appunto
cloison. Lo smalto vitreo viene quindi fuso e applicato a mano a caldo entro le celle, determinando le zone colorate.
Lo smalto un tempo era formato da un impasto di sabbia, sodio e potassio in diverse proporzioni. Surriscaldato, si scioglieva dando luogo a un tipo di vetro detto "fritta". Benché il colore di massa della fritta fosse blu o verde, si poteva ottenere un’ampia gamma di colori mediante l’aggiunta di agenti coloranti, generalmente sotto forma di ossidi metallici.
All'inizio in Cina tale gamma di colori si limitava al blu, al turchese, al verde scuro, rosso, giallo e bianco.
Poi la gamma si è via via ampliata mescolando le paste colorate fra loro.



Il mare nasconde, cancella, restituisce...

Ho conosciuto Francesca esattamente due anni fa: curiosità ed affinità ci avevan spinte nello stesso luogo virtuale (a veder di foto e di cibo)... da lì è seguito un timido, ma curioso scambio di parole e immagini nel tempo, quando ho rammentato da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.
Ricordo da allora ancora le nostre riflessioni, accompagnate da emozione ed esitazione, che parlavano di tutto quello che c'è, ma non si vede e dei pazzi - i veri sciocchi - che non sanno cosa significa credere in qualcosa che non si vede...




Francesca (alias Nina) non ha bisogno che io parli di lei, qui. Lo so.
Questo è solo un saluto di benvenuto ai suoi disegni che hanno trovato il coraggio di volare da soli.
E' ancora solo un grazie, mio, per allora...


...bisogna cercare di capire, lavorando di fantasia,

e dimenticare quel che si sa in modo che l'immaginazione possa vagabondare libera,
correndo lontana dentro le cose fino a vedere come
l'anima
non è sempre un diamante, ma alle volte velo di seta...

immagina un velo di seta trasparente, qualunque cosa potrebbe stracciarlo,
anche uno sguardo...
(A.B)

qui
i suoi messaggi in bottiglia,
le sue conchiglie raccolte,

e un contest speciale...


lunedì 7 giugno 2010

Come perle nell’acqua... (e di gnocchi di riso cinesi con pesce e verdure)

Parole come germogli.
Dipinti a parole.
"Ogni cosa emerge dall’interno del pennello. " (Lu Ji)
Spesso, proprio accostando immagini ovvie, si genera un effetto inatteso, e le immagini luccicano "come perle nell’acqua" (Lu Ji)

Ma fammi un disegno, mi chiedi.
Uffa. Io non vedo per disegni. Guardo, per segni.






I sentimenti e le idee «scoccano» dalle cose, grazie al loro semplice apparire nel verso, senza aggiunte sentimentali.
Ho perso i pennelli, penso, mentre li uso per sollevare la polvere.
Le mie perle, questa sera, finiscono in pentola.
Non per porci, però.





per 3-4:
una confezione di gnocchi cinesi di riso secchi (ammollati in acqua, cambiata più volte, per 12-18 h) come questi, per capirci
un filetto di pesce 300 gr (coda di rospo, trota, salmone... a piacere)
un peperone giallo e uno rosso
due cipollotti
uno spicchio di aglio
un cucchiaio di salsa di gamberi (o di pesce)
un cucchiaio di salsa d'ostriche (o due di pesce)
due cucchiai di mirin
shoyu (o tamari, allungato con acqua)
2-3 cucchiai di olio di sesamo (o di oliva)
coriandolo fresco (o prezzemolo)
peperoncino a piacere

In un wok o una larga padella antiaderente, in un cucchiaio d'olio di sesamo saltare, a fuoco vivace, il cipollotto (il bulbo bianco) tagliato a rondelle oblique e i peperoni a cubetti. Unire le salse, il mirin e un po' di shoyu e lasciar caramellare qualche istante.
Riporre da parte su un piatto.
Sullo stesso wok (se necessario, pulito con carta assorbente) grigliarci il pesce, a filetto intero.
Riporre anche questo da parte, sopra la verdura, spezzettandolo. Spolverizzare con coriandolo tritato (o prezzemolo) e la parte verde del cipollotto tagliata ad anellini.
Mescolare delicatamente.
Infine, dopo aver ripulito bene la pentola, aggiungere un cucchiaio d'olio e saltare gli gnocchi (scolati e sciacquati sotto l'acqua fredda). Aggiungere il sughino che la verdura avrà depositato sul fondo del piatto e eventualmente un po' di acqua di ammollo degli gnocchi stessi che, con l'amido contenuto, contribuirà a legare ed inspessire il fondo di cottura.
Basteranno pochi minuti per ammorbidirli e cuocerli.
Adagiare verdura e pesce sugli gnocchi e mescolare delicatamente.
Guarnire a piacere con qualche anacardo o mandorla tostata e servire con un buon tè al gelsomino (chiedete a lei).





" Temo che il mio calamaio
possa prosciugarsi.

che le parole giuste
siano introvabili

Voglio rispondere all'ispirazione
di ciascun momento".



" Nel desiderio di far cantare ogni parola,
lo scrittore si angustia:

nulla è mai perfetto,
ma nessun poeta può permettersi di diventare
compiacente.

Udiamo la risata di un campanello di giada
e pensiamo che rida di noi.

Per un poeta, nella polvere si cela il terrore."