sabato 13 giugno 2015

Torta profumata di riso

Potrebbe forse ricordare un po' la torta di riso reggiana, ma i puristi potrebbero inorridire.
Più semplicemente potreste scandalizzarvi tutti all'idea che abbia acceso il forno in questi giorni, ma oggi la temperatura esterna lo consentiva ed avevo voglia di una torta un po' cremosa, ma semplice e naturale, da mangiare fredda da frigo (buonissima dopo una notte di riposo), così è nata questa, che strizza un po' l'occhio al risolatte alla vaniglia.
(Potrete cuocerla di notte per evitare l'eccesso di calore e realizzarla anche in versione interamente vegan*).





150 gr di riso bio semintegrale
1000 gr di latte vegetale non zuccherato (io ho usato metà riso e metà soia)
120 gr di succo d'agave o malto di riso
3 cucchiai di sciroppo d'acero
la buccia grattugiata di un limone non trattato
2 cucchiai colmi di farina di riso
un uovo (*credo si potrebbe omettere tranquillamente aggiungendo un cucchiaio in più di farina di riso)
un bacello di vaniglia
un cucchiaio di rhum (facoltativo)
un pizzico di sale


Sciacquare il riso semintegrale per eliminare eventuali impurità e scolarlo bene.
In una casseruola versare riso e latte, i semini di vaniglia e un pizzico di sale e far cuocere lentamente secondo le indicazioni fornite dalla confezione di riso (per me 25 min).
Lasciar raffreddare e riposare per almeno due ore.
Accendere il forno a 180° (statico).
Dolcificare il composto di latte e riso con gli sciroppi (aumentando o diminuendo secondo il gusto) ed unirvi la scorza del limone grattugiata.
Unire anche l'uovo intero mescolando bene e la farina di riso.
Versare in uno stampo apribile ben oliato ed infarinato e cuocere per 45-50 minuti.
Dorare in superficie per qualche minuto sotto il grill.
Lasciar raffreddare bene (poi anche in frigo) prima di tagliare e servire, ad esempio, con lamelle di mandorle tostate.

Si presterà benissimo anche nel caso vogliate farla diventare ripieno per un guscio di frolla.



martedì 19 maggio 2015

La strada del cibo... tra mare e montagna.

Potrebbe sembrare l'incipit di una fiaba:
c'era una volta una valle incantata, verde e ricca, a metà tra laguna veneziana e Dolomiti.
In questa conca è avvenuto l'incontro di due amiche, l'una che scrive e ricerca e l'altra che disegna e fotografa.
Sono così seguite (e seguiranno ancora) passeggiate, chiacchiere, ricerche e sperimentazioni tra gente di mare e di montagna, come noi due.

Chi mi segue in Facebook forse già lo sa, ma ora trovo il tempo per raccontarlo anche qui.
Non è la prima volta che Elisabetta Tiveron mi coinvolge piacevolmente in un progetto interessante (vedi qui).

Questa volta insieme stiamo dando vita invece ad un un libro per Kellermann editore, nella collana che rientra nel progetto La strada del cibo:
nel viaggio il cibo diventa di volta in volta filo d'Arianna, parola chiave, trait d'union, mezzo per conoscere e comprendere, per raccogliere e raccontare storie. 





Ci sono freschi germogli e talvolta ancora un po' di foschia sul nostro sentiero, esattamente come in queste foto della foresta del Cansiglio,





ma il materiale a poco a poco prende forma, tra un boccone e uno schizzo...





(di quest'ultima foto non mi prendo merito: è di Giacomo, il mio bambino)


[continua]

mercoledì 13 maggio 2015

L'equilibrista




L’équilibriste tout seul,
c’est pourquoi je l’ai dessiné
Avec des yeux tout ronds, tout tristes
Et de grosses larmes qui glissent

Sur son visage enfariné.

(M. Carême)

giovedì 23 aprile 2015

Ieri ed oggi.

Qui il tempo scorre velocissimo e dall'ultimo post ci sono stati un po' di viaggi ed incontri emozionanti, prima alla fiera di Bologna e poi a Parigi e poi ancora qui, tra mare e monti... Insomma, tante cose sul fuoco di cui però non posso ancora parlare (ma qualche scatto è comparso in Facebook).

In questo giorno però, 23 aprile, "Giornata del libro e delle rose", a proposito di scrittura ed artisti mi sovviene alla memoria questo stralcio dell'amato autore conterraneo.
Ve lo lascio, con un piccolo schizzo fatto all'aperto a colazione: si è aperta la stagione della vita outdoor, con la fioritura del nostro adorato glicine.
Colori, matite, parole e profumi... Buongiorno bellezza!





“Sa che lei è proprio bravo? Io letto tutto quello che scrive lei. Sempre interessante. E la sua cosa che mi è piaciuta di più? Aspetti… era un racconto… parlava di una vecchia casa abbandonata…”.
A questo punto capisco. Si tratta di una novella scritta novant’anni fa, quand’ero ancora bambino.
Molta gente, nel complimentare un artista, ha questa cattiveria: di lodare non le sue opere recenti, che sono veramente sue, ma lavori vecchissimi il cui vero autore non esiste più. Perché l’io di vent’anni fa è per me un estraneo, col quale ho ben poco in comune. E se ha scritto qualcosa di veramente bello, quasi mi fa rabbia.
L’io a cui voglio bene è quello di oggi, tutt’al più di ieri, dell’altro ieri. Più in là, è uno straniero sconosciuto i cui meriti non mi fanno né caldo né freddo.
Dino Buzzati





martedì 24 marzo 2015

Naturalmente (2)

Stanca ma soddisfatta, ora posso raccontarvi del pranzo che abbiamo realizzato Dominique Gobbo ed io al ristorante Al Lumin a Zoldo Alto (BL) per l'evento "Naturalmente" che già vi avevo annunciato qui.
Primo giorno di primavera, sì ma... beffardamente il meteo non è stato clemente e poco dopo il mio arrivo in Zoldo, nel pomeriggio di sabato, ha iniziato a nevicare!
Non ci siamo però perse d'animo e, acceso il caminetto, dopo cena abbiamo cucinato fino alle 2 di notte per riprendere poi subito la mattina seguente.
Quando mi sono alzata domenica mattina questo era il panorama scorto dalla mia finestra.




Sole o neve, la sfida però era ormai stata lanciata: ideare e realizzare un menù interamente vegano/macrobiotico, senza l'impiego dunque di alcun prodotto animale, né derivati, né zucchero. Questo non tanto per fanatiche ed estremistiche convinzioni, ma per offrire un'occasione stimolante in cui sperimentare che è possibile abolire l'uso di alcuni ingredienti dalla nostra tavola, degustando pietanze però che regalino ugualmente gusto e piacere.
Avrei tanto voluto curare ancor più l'impiattamento, ma mi sono resa conto che cucinare e servire questo menù con tutte portate calde per 30 coperti prenotati ha ovviamente richiesto di velocizzare i gesti.
Le fotografie non sono realizzate da me, perchè ero troppo presa in cucina per potermene occupare anche se lo avrei voluto tanto fare, ma fortunatamente un amico prezioso ha documentato tutto, o quasi.


Boulanee (tipici "ravioli" afgani) ripieni di patata, cipollotto e cumino, solitamente fritti, ma qui in versione
light al forno [con variante glutenfree: crepes di mais e riso con ugual ripieno] e babaganoush
Farro con carciofi freschi, pomodori secchi e timo


Crema tiepida di cicerchie con puntarelle, caffè e pane croccante


 Riso con asparagi, piselli e aneto freschi su letto verde

  
Tagliolini d'orzo con agretti, mandorle tostate e zeste di limone (alternativa glutenfree con pasta di riso)

 Vegburger di lenticchie con "maionese" vegana al dragoncello
e contorno di verdure di fine stagione (broccolo, zucca, topinambur, indivia, cavolfiore, broccolo romanesco) e le loro puree


  
Tortino di mele, frutta secca e limone
Piccolo cremoso allo yogurt di soia con frutti di bosco e quinoa croccante
(tutto senza uova, zucchero e burro)


Pure pane e grissini sono stati fatti in casa.

Anche i dolci sono stati realizzati senza prodotti animali e pure senza zucchero. Quello a velo è stato spolverizzato sopra solo perchè gradito esteticamente (ma si può sostituire con cocco secco in polvere, che però io avevo scordato)

E dietro le quinte? forse vi chiederete.
Ecco qualche scatto in cucina, con Dominique ed il mio Giacomo, tra frenesia, risate, abbracci, concitazione, fatica, qualche calice di prosecco e tanto tanto divertimento.






I piatti che rientrano ripuliti in cucina, dopo l'apprezzamento dei clienti. Che soddisfazione!



 L'allegra brigata, stanca ma soddisfatta e felice

Nonostante la neve dispettosa, abbiamo riempito le sale di gente ed allegria (non posto foto per la privacy) e con nostro grande piacere qualcuno è arrivato perfino da Treviso e Venezia.
Un ringraziamento sincero a tutti i commensali presenti che hanno apprezzato i piatti e a Dominique - cuoremio - per la fiducia smisurata che mi ha dato, per le cose che ho imparato, ma soprattutto perchè lei sa bene a chi era dedicata questa giornata, con tutto il nostro amore.
Infine, ma non per ultimo, grazie anche ai miei uomini adorabili, mio marito e il mio cuochino Giacomo, che anche in quest'occasione hanno tifato per me e mi hanno aiutato tantissimo anche manualmente (solo il secondo mi ha firmato, orgoglioso, la liberatoria per le foto :-D )




Verde Vittoria

Più d'uno mi ha già domandato se ripeteremo la cosa. Eh, questo però non è il mio mestiere!  Quest'esperienza mi è servita per comprendere quanto impegno e fatica ci vuole per farlo sul serio, quindi esprimo ancora una volta tutta la mia ammirazione ed il mio rispetto a coloro che lo esercitano con passione e serietà, per professione, Dominique in primis.
Il mio intento in questo frangente era solo quello di dimostrare che si può cucinare buono, sano e bello anche eliminando ingredienti a cui si crede spesso non si possa rinunciare, esattamente come sempre ho divulgato nel progetto Salutiamoci per anni.
Io mi sono divertita un mondo ad offrirvi qualche pezzetto edibile di me.
Ora, però, deposto il cappello, riprendo il pennello.
Poi chi lo sa...



martedì 17 marzo 2015

Naturalmente (1)

È una storia lunga e bella, quella con la mia amica Dominique Gobbo, iniziata tanti anni fa con un'amicizia nata tra i colori ed un nome, "Animalmente", quando esponemmo il nostro bestiario disegnato, in una mostra a palazzo Crepadona a Belluno (con un racconto di accompagnamento scritto da Marina Neri).

Ora, dopo tanti anni, vogliamo giocare nuovamente insieme, ma questa volta in cucina.
Il nome è diventato "Naturalmente" e questo sarà il nostro modo per dare il benvenuto alla primavera in tavola, celebrandone i germogli verdi.

Abbiamo così studiato un menù vegano, non tanto per fanatiche ed estremistiche convinzioni, ma per offrire un'occasione stimolante in cui potremo sperimentare insieme come abolire o provare a limitare l'uso di alcuni ingredienti sulla nostra tavola, degustando pietanze che non per questo però mancheranno di regalare gusto e piacere. 
Dominique è chef nel suo ristorante Al Lumin. (vedi qui)

 
Dominique Gobbo e Roberta Cadorin
vi aspettano a pranzo per il giorno 22 marzo 2015
al ristorante Al Lumin di Zoldo Alto (Belluno) 
 
Per info e prenotazioni:
tel 0437 789192




Racconto e foto della giornata sono visibili in questo altro post: Naturalmente (2)



venerdì 13 marzo 2015

Verzuppa? Vellutata di pastinaca, patata e porro con shiitake e fichi secchi

Ricordate la signorina Verzuppa? Chi non la conosce, può vederla qui
Verde, rosa, bianca, gialla...

Ogni tanto la signorina ricompare sulla nostra tavola, senza preavviso né premeditazione, colorata e vanitosa.
Oggi si è presentata così, ma è scomparsa in un battibaleno!





Questa idea nasce esattamente nel breve tempo che serve per svuotare la borsa della spesa fatta un po' a casaccio, in velocità. (idem per la foto storta e fatta col cellulare)
Pastinache, patate per addolcire le prime, un po' di porro per insaporire e funghi shiitake* e tutto il resto per contrastare, rendere croccante e colorato.
Tutto facile, come sempre. E veloce. 
Parola di Cobrizo.


Le dosi sono risultate per 3 persone (sono un po' approssimative, eh).
400 gr di patate
150 gr di pastinaca (era una, grossa)
150 gr di porro (se volete la zuppa gialla usate solo la parte bianca con un pizzico di curcuma, se la volete verde usate invece pure anche il ciuffo verde)
170 gr di funghi shiitake freschi oppure secchi, in minor peso, rinvenuti in acqua tiepida, di cui però vanno scartati i gambi, perchè comunque troppo duri (ovviamente potrete usare anche altri funghi dal sapore delicato, ma gli shiitake regalano un aroma ed una consistenza ideali)
due fichi secchi morbidi
un paio di cucchiai di shoyu (salsa di soia)
qualche nocciola tostata o mandorla o altro a scelta (facoltativo)
semi di sesamo nero
olio extravergine d'oliva, sale e pepe

Mettere a bollire circa mezzo litro d'acqua (o brodo vegetale) e tuffarci patate e pastinaca pelate e porro mondato, il tutto tagliato velocemente a grandi pezzi.
Cuocere a pressione per 8-10 minuti (una ventina o q.b. in pentola normale).
Frullare finemente. Aggiustare di sale (che non sarà necessario se avrete usato il brodo).
A parte mondare ed affettare i funghi. In padella saltarli con un filo d'olio. Una volta appassiti, aggiungere lo shoyu (spostandosi dalla fiamma) mescolando velocemente, che così li caramellerà un poco. Tenere da parte.
Impiattare e decorare coi funghi, i fichi tagliati a fettine, i semi di sesamo, le nocciole (se gradite), una macinata di pepe nero e un filo d'olio.



* I funghi shiitake (il nome deriva da shii, la quercia su cui generalmente cresce questo miceto e take che significa fungo) è un fungo di antica origine cinese e diffusosi successivamente anche in Giappone.
Il Lentinula Edodes è conosciuto per le sue preziose proprietà tra cui quelle depurativa, diuretica, antipertensiva, immunostimolante (contiene infatti il lentinano, un betaglucano in grado di sollecitare macrofagi e linfociti) ed è utile in caso si calcoli renali.
A differenza di tutti gli altri funghi non affatica il fegato, ma anzi, lo aiuta a depurarsi.
Nella cucina giapponese viene solitamente usato per il dashi, cioè il brodo di base con il quale vengono consumati gli spaghetti di grano saraceno o di riso o nelle zuppe di miso.
Solitamente si trova secco, nei negozi di alimenti naturali e macrobiotici. Ora però si sta diffondendo anche fresco, coltivato in Italia.
Altre informazioni a riguardo qui

venerdì 27 febbraio 2015

L'insalata sbagliata... e corretta.

Sto illustrando un testo pe adulti che trovo impegnativo e che ogni giorno mi obbliga a fare i conti con i miei limiti oggettivi. 
Ma non desisto.
Per contrasto, nei momenti di pausa, talvolta ritorno a parole più amene e scarabocchio cose leggere e... maggiormente digeribili come questa.



Poi, per cena, mi invento questa insalata (ma no, non è una ricetta e non ho foto, mi spiace):
Scotto appena delle foglie di cavolo nero private della dura nervatura centrale e raffreddo subito (per mantenerle verdi). Taglio grossolanamente.
A parte, in una padella con olio ed aglio, salto dei funghi cardoncelli a fettine non troppo sottili e lascio raffreddare.
In una ciotola unisco cavolo nero, funghi, datteri denocciolati e semi di anacardi (o noci, zucca, ecc.), buccia di limone ed il verde di un cipollotto tagliato sottile.
Una pera o delle bacche di goji, perchè no?
Olio, sale e pepe (rosa, di Sichuan o quello più gradito).
Noi poi l'abbiamo consumata con quinoa lessata.


- Ci sono tre cose che una donna è capace di fare con niente: un cappello, un’insalata e una scenata. -

lunedì 23 febbraio 2015

Verso del tè, verbo del tè. (il Lapacho)


Mi è capitato di disegnare ancora una volta di tè.
Contagiata dalla haikumania (vedi qui), mi azzardo a comporre anch'io.

Io, verbo del tè
fogliame solubile,
liquido scorro.


Verso, verbo, verso...
Quello che sto bevendo in questo momento magari proprio tè non è, ma sempre in tema siamo.
Ho scoperto recentemente il Lapacho. Lo conoscete già?

È il nome col quale gli Indios del sud America chiamavano la Tabebuia (bot. Tecoma Curialis o Tabebuia Avellanedae), conosciuto ed utilizzato già presso gli Incas. È noto pure col nome portoghese di "pau d’arcu" che significa “bastone per archi”.
Della pianta viene utilizzata la parte interna della corteccia.
Possiede, per uso interno, proprietà antibatteriche, antiinfiammatorie, antidolorifiche, immunostimolanti ed antidepressive, grazie alla presenza di alcaloidi e aminoacidi preziosi. Per uso topico si è rivelato utile per la cura di lesioni cutanee, psoriasi o punture di insetti; è inoltre un diuretico ed un ottimo disintossicante.

Il decotto va preparato in acqua fredda (1 litro) a cui si uniscono 2-4 cucchiai di Lapacho.
Si porta ad ebollizione e si lascia bollire coperto a fuoco vivo per 15 minuti, quindi altri 10 minuti a fuoco dolce. Infine si lascia raffreddare completamente prima di filtrare.
Può essere preparato in anticipo tranquillamente il giorno prima e tenuto in frigorifero ed intiepidito all'occorrenza.
Puro (o dolcificato) o con l'aggiunta di limone secondo i vostri gusti, ha un sapore leggermente legnoso, ma piacevole. Non contiene caffeina.
Io non mi dilungo oltre, ma in rete, se siete interessati, troverete molte altre informazioni sulle sue proprietà preziose.



mercoledì 28 gennaio 2015

Il passo breve delle cose

Questo mio blog ultimamente è diventato una sorta di quadernino degli appunti.
Schizzi e appunti. Appunti e schizzi.
Va così... Mentre disegno per un altro progetto in lavorazione a cui tengo molto, scappano disegnini in libertà. Acquosi, su fogli volanti, affiancati solo in un secondo tempo da bellissimi versi, appuntati in velocità.
Sono disegni imperfetti, ma per me metterli qui è un esercizio di coraggio e fedeltà.

Ascolta il passo breve delle cose, Roberta.








Ascolta il passo breve delle cose
- assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
È fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto, credi,
c'è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa una meta di coraggio.

Alda Merini

giovedì 18 dicembre 2014

Concentrazione, trasformazione (ed auguri!)



Boules impreziosite da incrostrazioni di colori ed emozioni cristallizzate giocano con piccole gocce di vita condensata.
Questo è il mio manifesto per quest'anno complicato che sta per finire, ma insieme l'augurio per una rinascita, timida ed impaurita, che racchiude anche vigore e desiderio, come ogni delicato germoglio in fieri, sotto il bianco invernale.

Se vi piace potete condividere la cartolina illustrata sui canali social, indicando i credits: haiku di Silvia Geroldi, illustrazione di Roberta Cadorin.
Le altre nostre cartoline illustrate con haiku qui, qui, qui, qui, ..

Tanti auguri a tutti.

venerdì 12 dicembre 2014

Christmas Homemade Packaging Ideas?



Gradite una piccola idea per il packaging di piccoli pensieri natalizi dell'ultima ora?
Che pensiate a foglie di tè o tisane, spezie, sale aromatico, cioccolatini o biscottini, bijoux, oppure a matite colorate, biglie per bambini o tutto ciò che di piccolo la fantasia vi suggerisce, io vi consiglio questi veloci involucri di carta.
Potrete usare carta colorata fantasia, pagine di giornale o più semplicemente carta bianca o da pacchi e decorarla secondo il vostro gusto, a mano libera o con timbri.
Io li avevo già realizzati mesi fa in grande numero per la comunione del mio bambino e mi ero aiutata con la macchina da cucire per il zigzag, ma non è indispensabile.
Potreste anche confezionarli con ritagli di stoffa.
Ovviamente per la declinazione natalizia, potrete abbellirli con un bottone, un nastrino, una pallina, un'etichetta, una mollettina o un confettino colorato più o meno festoso.
Numerati, potranno anche essere utilizzati per confezionare un calendario dell'avvento.
Facili no?


Altre idee per regalini qui e qui

venerdì 5 dicembre 2014

X

"X".
Questo era il tema della tavola proposta a Tapirulan

Identità ed incognita, la mia interpretazione.




Se esisti per davvero – fatti avanti, 
sii nuvola, caprone, aviatore,
 porta con te occhi, bocca, voce, 
-
chiedimi qualcosa, lascia che mi sacrifichi, 
prendimi tra le braccia,
proteggimi,
 nutrimi con la settima parte di un pesce,
 fammi un fischio,
dissodami le dita, 
ricolmami di aromi, di stupore,
 - resuscitami.
(Nina Cassian)

giovedì 13 novembre 2014

Je suis la taupe fouisseuse.

A quelli della mia generazione ritornerà forse in mente la canzoncina dello Zecchino d'Oro "Sono una talpa e vivo in un buco".
Lo stato d'animo in questi giorni di lavoro al chiuso è questo disegnato.
I versi di Miaille che ho scovato lo spiegano però molto meglio.







J'ai creusé tant de galeries,
Oeuvrant avec dextérité,
Causant mille tracasseries
À cette pauvre humanité.
Déployant mon activité
D'une façon peu paresseuse,
Creusant avec habileté,
je suis la taupe fouisseuse.

Je vois les mines ahuries,
Des regards d'incrédulité
À cause de tant d'avaries
Dans quelque jardin dévasté.
Rien n'est pourtant prémédité
Dedans ma tête envahisseuse.
Fouinant avec âpreté,
Je suis la taupe fouisseuse.

De mes pattes très aguerries,
Je fore avec avidité,
Les rendant comme endolories
Dans ma nocturne cécité.
Besognant dans l'obscurité,
J'erre de façon jouisseuse.
Sans gloire ou popularité,
Je suis la taupe fouisseuse.

Princes, amoureux de clarté,
Devinez la bête qui creuse.
Dans le noir et l'opacité,
Je suis la taupe fouisseuse.

 

(M. Miaille)

***

Ho scavato tante di quelle gallerie,
lavorando con destrezza,
provocando mille seccature
a questa povera umanità.
Dispiegando la mia attività
in maniera molto energica,
scavando con abilità,
io sono la talpa scavatrice.

Vedo le facce sbigottite,
sguardi di incredulità
a causa di tanti danni
in qualche giardino devastato.
Niente tuttavia è premeditato
dentro la mia testa invadente.
Ficcando il naso con brutalità,
io sono la talpa scavatrice.

Con le mie zampe molto agguerrite,
io perforo con avidità,
rendendole così indolenzite
nella mia notturna cecità.
Sgobbando nell'oscurità,
vago gaudente.
Senza gloria o popolarità,
io sono la talpa scavatrice.

Principi, amanti della luce,
indovinate la bestia che scava.
Nel buio e nell'oscurità,
io sono la talpa scavatrice.


(trad. C. Salomon)  

venerdì 31 ottobre 2014

Le Petit Précis de P

Un piccolo pacco mi è giunto da Parigi!
Sono arrivati, freschi freschi di stampa, i miei piccoli:
"Le Petit Précis de..."





Perchè "P"?, vi chiederete. "P" come Parigi, ma anche come italianissimi pasta, pesto, polenta... pour prétexte, passerelle, papille, plaisir, poésie... in questo caso dunque Petit Précis de Parmigiano.

Non è esattamente un libro di cucina, ma un piccolo compendio su questo alimento, capolavoro di sapienza e maestria esclusivamente italiana, scritto da Alessandra Pierini, connazionale che vive da anni a Parigi e gestisce Rap, una delle migliori epicerie-gastronomie della Ville Lumiere.

Per me è stato un vero piacere ed onore lavorare con Édition du Pétrin ed Alessandra, realizzando le illustrazioni interne in bianco e nero (non la copertina a colori, che è invece di Olivier Mourareau) giocando con le minestron à la croute de parmigiano de mon enfance, la torta fritta de Vesta, le bèchamel au parmigiano de mon grand-père, les tortelli de pomme de terre et sauge, les ravioli au potimarron de Laura Zavan...





Bon appétit à tous!




Aggiornamento 30 aprile 2015:
le Petit Précis de Parmigiano è sulle pagine di Le Monde, con un'intervista ad Alessandra.



lunedì 13 ottobre 2014

Dolcetti autunnali... da fiaba.


Questi sono i dolcetti di cui vi ho accennato qui, a proposito delle considerazioni e le esperienze su cibo, illustrazione, immaginazione e fantasia esposte in un intervento che ho fatto a Libri in cantina.
Per raccontare il segno del cibo, il mio percorso creativo cioè dall'immagine alla ricetta, mi è sembrato che la cosa migliore fosse quella di proporre anche  l'assaggio di una cosa semplice, buona, sana, ma possibilmente graziosa per l'occhio.
Pochi ingredienti, facilmente reperibili, ma combinati insieme in un accoppiamento un po' bizzarro, quantomeno per la cucina tradizionale italiana (hanno più un che di nipponico, direi, no?) hanno dato vita a questi dolcetti gluten free che possono risultare anche vegan a seconda del cioccolato che userete.

Avete già indovinato gli ingredienti del cuore racchiuso nel cioccolato?
Visto che si parlava di fiabe quel giorno, se vi dico di pensare ad un ortaggio di stagione e a Cenerentola,  cosa vi viene in mente?
E poi magari di aggiungerci anche un re vegetale... che nelle fiabe un re c'è quasi sempre... e poi ancora un tocco dai poteri magici...
Su, su, vi devo fare un disegnino? 




Ecco, ora è evidente, no?

zucca + fagiolo + arachide


La cosa divertente è stata che di tutti i presenti, pur assaggiandoli, apprezzandoli e facendone il bis (non vi dirò chi ne ha mangiati 5), nessuno ha indovinato! :-)
(Avevo però dichiarato apertamente la presenza dell'arachide per ovviare ad eventuali allergie tra i presenti.)


Mi sono ispirata ai Buckeye candies, ma per realizzarli, ho utilizzato fagioli cannellini secchi dopo lungo ammollo (rinnovando l'acqua) e sconsiglio di utilizzare fagioli già cotti in barattolo.
La cottura in nuova acqua proseguirà finchè saranno morbidi, mentre baderete di far assorbire proprio tutta l'acqua, eventualmente scoperchiando e lasciando evaporarla un poco alla fine.
Assicuratevi che la zucca sia buona e molto dolce (perchè l'unico dolcificante aggiunto è il succo di mela) e cuocetela a vapore.
Entrambi dovranno risultare più asciutti possibile altrimenti sarà davvero diffcile confezionarli! 
Io vi ho avvisati, eh.

380 gr di cannellini bio già lessati (asciuttissimi, mi raccomando)
150 gr di zucca bio dolce già cotta al vapore (purchè altrettanto asciutta)
250 gr di burro di arachidi bio (credo potrebbe essere interessante provare anche con pasta di nocciola o mandorla)
15 gr di burro di cacao bio (il mio in pastiglie)
60 gr di succo di mela bio
350 gr di buon cioccolato da copertura bio (al 60%)
un cucchiaio colmo di vaniglia in polvere (no vanillina)
un pizzico di sale

Una volta cotti zucca e fagioli e ben raffreddati, frullare insieme nelle dosi soprascritte (il Bimby, nel caso lo possediate, andrà benissimo), unendo il burro di cacao, precedentemente sciolto a bagno maria in una tazzina e la vaniglia.
Unire quindi anche il succo di mela, il burro di arachide ed il sale.
Lasciar riposare almeno venti minuti in frigo.
Prelevare poco impasto alla volta dal frigo e con le mani leggermente bagnate d'acqua (non olio!) formare palline grandi quanto una grossa nocciola. Posizionarle su un vassoio rivestito di carta oleata e rimetterle in frigo, procedendo analogamente con il resto dell'impasto.
(Qualora possediate un abbattitore vi potrà aiutare molto per abbreviare i tempi e migliorare la consistenza.)
Una volta pronte tutte le palline, ben distanziate su più vassoi, infilzare ciascuna con uno stuzzicadenti (non troppo profondamente) e riporre in freezer (non in frigorifero) i vassoi per tre quarti d'ora.


Sciogliere il cioccolato a bagnomaria in un pentolino stretto, ma non troppo alto.
Prelevare dal freezer una piccola parte di palline alla volta e intingerle entrando perpendicolarmente nel cioccolato fuso, lasciando quindi una coroncina d'impasto a vista, cioè quella che circonda lo stuzzicadenti infilzato.
Rimetterle su carta oleata pulita affinchè si raddensi la glassa.
Una volta glassate tutte, riporre le palline nuovamente in frigo (non in freezer).
Togliere gli stuzzicadenti e delicatamente chiudere il forellino residuo (sarà sufficiente modellare l'impasto forato grazie al calore del vostro polpastrello).
Mettere ogni cioccolatino su un pirottino di carta e riporre ancora in frigo in scatola chiusa di vetro.
Consumare i dolcini appena tolti dal frigo.

Se realizzati e conservati ben chiusi, si preservano ottimamente per 5-6 giorni (attenzione all'umidità e agli odori in frigo!)
A colazione o a merenda con una fetta di pane, come sfizio col caffè, o come semplice ma goloso dopocena, vi stupiranno davvero!
Io non ho usato liquore per la presenza di bambini e per giocare coi sapori più puliti possibile, ma un po' di rhum o di zenzero forse non starebbero male.



giovedì 9 ottobre 2014

Nel segno del cibo. Libri in cantina, 2014.

Domenica scorsa mi trovavo a Susegana (Tv) per Libri in cantina, 12a Mostra Nazionale della piccola e media editoria.




Elisabetta Tiveron, curatrice dela sezione "Altrecucine" e Roberto Da Re Giustiniani, organizzatore di tutto l'evento, mi avevano invitata a proporre un mio intervento su "Il ruolo e le potenzialità espressive del cibo nell'illustrazione", in qualità di illustratrice appassionata di food.
Superati i primi timori, ho pensato: - Pane per i miei denti! -  :-) 



Raccontare qualcosa dopo l'intervento del contastorie che mi ha preceduto, il bravo Giacomo Bizzai (ben noto al mondo della Mostra di Sarmede e non solo) con le sue letture animate, non sarebbe stato affatto facile, ma tanto valeva allora per me calvacare l'onda e continuare a giocare in quel mondo di fiaba...



Nei giorni precedenti, preparando il discorso e le illustrazioni che avrei mostrato, ho constatato che davvero per me il margine che corre tra disegno e cibo è molto sottile e che il mio processo di approccio è spesso molto simile in entrambi i campi.
Disegnare, come cucinare, per me non è una forma di esibizione, nè spettacolarizzazione. Non è per mostrar bravura, ma per assaporare quanta energia e vita sono nascoste nelle cose.
E' la bellezza di allargare il visibile.





Tutto è sguardo, memoria, sperimentazione... e può tramutarsi in gusto, in cucina, e in stile (segno), sulla carta. Rimangono trame di un gioco comunque sempre imperfetto, il mio, che concede smagliature d'evasione.



Sapevo inoltre che sarebbe stato gradito anche un assaggio da degustare, oltre alle chiacchiere e alle immagini.


Così, considerando la mia semplicissima idea di cucina stagionale, sana e senza scorciatorie industriali, ho creato questi piccoli dolcini: un cuore segreto fatto di soli 3 ingredienti autunnali e facilmente reperibili, racchiuso in un guscio di cioccolato fondente.




Potrebbero sembrare autunnali castagne d'ippocastano, no?
Si sono prestati bene per formulare un piccolo e modesto indovinello goloso invitando mente e palato a fantasticare oltre l'aspetto consueto delle cose




e mi hanno consentito di poter concretamente documentare come può nascere una ricetta e un'illustrazione di food.
Di cosa sono fatti secondo voi?


Ora vi lascio ancora qualche immagine della bella cornice del Castello.
La risposta e la ricetta dettagliata dei dolcetti qui