sabato 12 luglio 2014

Voglia turchina.

A testa china, succede che, mentre disegno alcune cose, ne escano proprio anche altre. 
Che nervoso... ma se riesco ad assecondare il flusso, talvolta compaiono curiose sorprese.
Senza rendermene conto, mi ritrovo così tra le mani questa donninaterramadre.

Alzo gli occhi finalmente, guardo l'orologio e mi affaccio alla finestra.
Ho perso nuovamente la nozione del tempo, ma vedo che piove, fa freddo ancora, pure a metà luglio, anche se io sinceramente oggi dovevo proprio disegnare di soli ed estati roventi...

Guardo la donnina e mi ritornano allora in mente i versi di De André (qui).





Le nuvole son lì, tra lei ed il cielo.
La obbligano ad alzar lo sguardo, ma forse le impediscono, talvolta, anche di guardar oltre...
Decidono per lei, anche se leggere e fatte di niente, ed a loro lei deve sottostare per la sua necessità d'acqua.


Ora basta piovere però. Basta.
Io accartoccio e cestino la mia nuvola grigia, mi lavo le mani in quella voglia turchina e vado a cena.



 








venerdì 27 giugno 2014

Contagio rosso. Cherry (vegan) pie.

Piccole e rotonde, scendono dalle dolomiti e nuotano verso l'oceano queste ciliegie. Di questi rossi capricci, già vi avevo premesso qui.
Pur cambiando idioma, la tentazione allora persiste...






... e dà vita ad illustrazioni e torte che si sposano a mezz'aria in un dolce e succoso abbraccio.




La signorina Cherry è dunque davvero un poco maga?








Questo non lo so, ma di certo posso dirvi che la torta golosa è di Sara Ghedina, conterranea dolomitica al 100%, che ora cucina e fotografa in California.
La ricetta, vegan, ed altre sue belle foto le trovate nel suo bel blog, qui.
Le illustrazioni invece sono mie, a stomaco vuoto. Sob.

martedì 17 giugno 2014

Le tentazioni di Miss Cherry




In questi giorni, per più di un motivo, sto disegnando di ciliegie... tonde, rosse, che rotolano giù dai monti e galleggiano verso ed attraverso mari lontani (ma di questo vi racconterò in un altro momento).
Nel frattempo, però, ovviamente una ciliegia tira l'altra e, mostratale questa tavola, Silvia Geroldi (http://stimadidanno.wordpress.com) si è lasciata tentare ancora.
Alla rossa provocazione ha risposto snocciolando una filastrocca speciale per questa signorina in punta dei piedi ed è nata così un'altra cartolina (le altre qui e qui).
Regalo d’inizio estate, che auguro a tutti assolata, spensierata e lieve il più possibile. Potete salvarlo e diffonderlo sui social rispettando i credits, se vi piace.

Le ciliegie accoppiate sono ancor più golose, vero?



venerdì 6 giugno 2014

Tirar sarde?




Questo piatto è solo un miraggio, un'evocazione sulla carta.
Nella mia cucina ora non c'è niente di simile, di pronto, purtroppo.
Torno a lavorare, su, che c'è un'altra tavola che mi aspetta...

La ricetta ve la inventate voi, no? :-)


Vi invito invece a leggere questo nostro comunicato, se già non l'avete fatto, qui: "Arrivediamoci!"
di Salutiamoci, il nostro progetto che ha compiuto ormai due anni.
In questa sede non mi dilungo troppo, ma nel blog linkato vi abbiamo raccontato per bene che cosa i ha spinto a prendere questa decisione.
A presto!

mercoledì 4 giugno 2014

Il tè è una tazza di vita.




"Gli inglesi hanno un cordone ombelicale che non è stato mai tagliato, attraverso cui scorre un flusso continuo di tè. E' curioso osservarli in occasione di improvvisi eventi tragici, orribili, o catastrofici. Il cuore sembra arrestarsi, tutte le membra paiono paralizzate, finché qualcuno non prepara velocemente “una buona tazza di tè”, che non manca di produrre in breve tempo il suo effetto benefico e rinfrancante.E' un vero peccato che non tutte le nazioni siano altrettanto consapevoli del potere del tè. Le conferenze sulla pace mondiale si svolgerebbero in modo molto più tranquillo se al momento opportuno fosse fatta circolare tra i partecipanti “una buona tazza di tè” o, meglio ancora, tutto un samovar."

Marlene Dietrich

venerdì 30 maggio 2014

La parola in ombra.



Mi ha confidato che non le servono maschere né artifici.
I pensieri la rallentano, troppe parole l'appesantiscono o le fanno lo sgambetto. 
È l'azione che l'interessa. La salva, la fa sentire viva e capace: nel suo contenitore può pure sbagliare, ma oggi si sente fatta di nuvole, non di pietra.



mercoledì 21 maggio 2014

Orogenesi.

Sono dolomitica, sì.
Carbonatica, spigolosa e ricca di dislivelli.
Sono a metà tra mare e cielo.
Mi vesto di conifere, cirmolo e mughi.

Ma, come diceva Dino Buzzati, queste montagne «sono pietre o sono nuvole? sono vere oppure è un sogno?»
Non si sa bene dove inizino, né dove finiscano.





martedì 6 maggio 2014

Un tanto al braccio.

Da un quaderno di schizzi rispuntano corpi disegnati, che riposavano immobili, in attesa...
I disegni si destano all'improvviso, si rianimano, quando trovo parole giuste da cingere.
E così i due si abbracciano dolcemente su doppia pagina.





Quanto vale un abbraccio? Tre minuti. Un respiro. Una frase intera. Il tempo di un viaggio. Un corso. Otto passi. La notte verso le pianure. Una festa. Una telefonata. Noi, tutti piú giovani di quindici anni. Del corpo, l'abbraccio vale. Lascia l'idea, precisa: verso l'alto, verso il largo. Il maglione di lana. La medaglietta sul collo. Il fazzoletto passato sulla fronte. Le maniche arrotolate. Quanto pesa un abbraccio? Una parola di troppo, e due troppo poco. Di musica bella e di musica brutta. Di pavimenti duri. Di cemento. Di caviglie. Troppo caldo. Troppo freddo. Troppo larga , la distanza; o troppo stretta. L'abbraccio pesa, sul corpo: forma memoria, non ricordo. Quanto manca un abbraccio? Un morso, il tempo di un vuoto, una musica che non finisce. Una foto che manca. La fatica. Gli occhi, chiusi sulla sedia; a tirare il fiato. Il quarto non ce la faccio, hai detto. Non sono piú quello di una volta.  (Michela Fregona)

mercoledì 23 aprile 2014

Parole, arance ed uova.

Oggi, Giornata del libro, i miei occhi si posano su queste parole (grazie A.), così le mie dita non possono che affrettarsi a disegnare sommariamente arance e fragili rotondità per cercare di fissare almeno il ricordo di tanta preziosità.



Parole
Siate cauti con le parole,
anche con quelle miracolose.
Per le miracolose facciamo del nostro meglio,
a volte sciamano come insetti
e non lasciano una puntura ma un bacio.
Possono essere buone come dita.
Possono essere sicure come la roccia
su cui incolli il culo.

Ma possono essere margherite e ferite.
Io sono innamorata delle parole.
Sono colombe che cadono dal tetto.
Sono sei arance sacre sedute sul mio grembo.
Sono gli alberi, le gambe dell’estate,
e il sole, il suo volto appassionato.
Ma spesso non mi bastano.
Ci sono così tante cose che voglio dire,
tante storie, immagini, proverbi, ecc.
Ma le parole non sono abbastanza buone,
quelle sbagliate mi baciano.
A volte volo come un’aquila
ma con le ali di un passero.
Ma cerco di averne cura
e di essere gentile con loro.
Le parole e le uova devono essere maneggiate con cura.
Una volta rotte
sono cose impossibili da aggiustare.

Anne Sexton



martedì 22 aprile 2014

Acqua passata.




Tè ed acquarello.
Piccoli rituali circadiani,
per pulizie primaverili,
che di vita stanano vecchi sedimenti,
filtrano preziosi cristalli veraci
ed eliminano reflussi mendaci.

martedì 15 aprile 2014

Amplitudine


Divoro il cielo e lo secerno.


Finestra senza parapetto,
senza intelaiature,
senza vetri.
Un'apertura e nulla oltre,
solo amplitudine.
Non devo attendere una notte serena,
nè alzare la testa,
per osservare il cielo.
Il cielo l'ho dietro le spalle,
sottobraccio e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.

Persino le montagne più alte
non sono più vicino al cielo
delle valli più fonde.
In nessun posto c'è più cielo
che in un altro.
Il cielo opprime ugualmente
le nuvole e le tombe.
La talpa è al settimo cielo
come la civetta che agita le ali.
Qualsiasi cosa che cada in un abisso,
cade di cielo in cielo.

Aride, fluide, rocciose,
infiammate e aeree
regioni celesti, briciole di cielo,
folate di cielo e cataste.
Il cielo è onnipresente
anche nelle oscurità sotto pelle.
Divoro il cielo e lo secerno.
Sono una trappola intrappolata,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

Dividendo il cielo dalla terra
non si pensa in modo appropriato
a questa totalità.
E' solo un modo per vivere
presso un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
I miei segni particolari
sono l'incanto e la disperazione.

Wislawa Szymborska



venerdì 11 aprile 2014

Come farfalle e bolle di sapone.



 

È vero: amiamo la vita, non perché siamo abituati a vivere, ma perché siamo abituati ad amare. C’è sempre un grano di pazzia nell’amore. D’altra parte c’è sempre anche un po’ di ragione nella follia.
E anch’io che voglio bene alla vita penso che le farfalle e le bolle di sapone, e tutto ciò che v’è fra gli uomini di simili ad esse, sappiano più degli altri ciò che sia la felicità.
... 
Io potrei soltanto credere a un Dio che sapesse danzare. E quando vidi il mio diavolo, lo trovai serio, solido, profondo, grave: era lo spirito della pesantezza; tutte le cose cadono a causa di lui.
Su, uccidiamo lo spirito della pesantezza!
Ho imparato a camminare: da quel giorno mi piace correre.
Ho imparato a volare: da allora non voglio più essere spinto per muovermi dal mio posto.
Ora sono leggero, ora volo, ora vedo me stesso sotto di me, ora un dio danza attraverso di me. 

(Nietzsche)



Io sto molto meglio. Si capisce, no? 


mercoledì 2 aprile 2014

Rovesciata per bene. Rovesciata di pere.

Più di qualcuno mi ha chiesto se io sia tornata e com'è stato il mio viaggio.
Che dirvi? È andato bene fortunatamente.
8 giorni intensi, cinque porte aperte su mondi misteriosi durante un tête-à-tête impegnativo durato 4 ore di fila con ben 5 uomini contemporaneamente.
Meravigliosi ed indimenticabili i miei cavalieri di spade: Daniele, Lucio, Roberto, Giuseppe e Giulio.
Da batticuore...

Mi hanno stordita al punto che non so ancora bene che sia successo, ma ora ho un sorriso beato stampato sulla faccia.
Direi un viaggio indimenticabile, sì, anche per tanti dettagli marginali e speciali protagonisti orbitanti di cui sarebbe lungo ora raccontare.

Ah, dimenticavo: all'esclusivo rendez-vous, il dress code richiedeva che io fossi praticamente nuda e loro vestiti tutti di cotone verde sterile.
Ops.

:-D


Così festeggio il mio ritorno in ritrovata salute con coloro che mi hanno aspettato amorevolmente a casa e pure con chi invece mi ha messaggiato costantemente: ecco una torta speciale che non poteva che esser tutta... sottosopra.
Grazie a tutti voi!


Rovesciata alle pere (vegan)



Questa torta rovesciata di pere nasce da una ricetta di Anna Marconato suggeritami preziosamente da Lorenza. Io l'ho modificata leggermente per alcune mancanze in dispensa, ma il risultato è stato ugualmente molto gradevole.



25g di burro di cacao (il mio era in pastiglie, facilmente porzionabili)
85 di malto di riso
4 pere mature e dolci 
180 g farina integrale (io ho usato la semiintegrale perchè avevo solo quella)
160 gr di latte vegetale (io di riso)
110 g di malto di riso
8 gr di cremortartaro
1 cucchiaino di polvere di cannella
80 gr di mais bio o di olio extra vergine d'oliva dal gusto molto leggero (60 gr per me invece son stati più che sufficienti)
85 di noci o mandorle con pellicina tritate a coltello (la ricetta riesce bene in entrambi i casi)
la scorza di un limone non trattato
un pizzico di sale



Preriscaldare il forno a 180° (modalità statica).
Stemperare 85 gr di malto con il burro di cacao precedentemente sciolto (io li ho lavorati sopra il calore di una pentola piena d'acqua calda). Versare entrambi in una teglia e spennellarli anche sui bordi.
Lavare, privare del torsolo e tagliare a fettine due pere, quindi disporle a raggiera sulla teglia.

Mescolare farina, lievito (cremortartaro), spezie, mandorle o noci e sale.
A parte frullare olio, latte vegetale, il malto restante, le altre due pere tagliate a pezzi e la scorza di limone.
Unire gli ingredienti secchi a quelli liquidi mescolando accuratamente.


 Cuocere per 30-35 minuti. Sfornare ed aspettare 10 minuti prima di capovolgere sul piatto di portata.

domenica 16 marzo 2014

Il conto alla rovescia

A breve partirò per un po'.
Devo ancora preparare la valigia e non c'è un solo elenco che io sia riuscita a scrivere e rispettare delle sia pur poche cose fondamentali da portare con me.
Il mio trolley però è già carico delle cose più importanti: i sorrisi e le parole belle che alcune persone speciali mi hanno già regalato per questo viaggio.









Vado ... ma torno, eh.
Contateci.


[le parole dell'aforisma che ho illustrato sono di Esopo] 



martedì 4 marzo 2014

Esercizi di leggera pesantezza.

In questi giorni c'è solo spazio per qualche schizzo pasticciato.
Qualche esercizio di leggerezza, o meglio, di pesantezza, per lasciarsi sollevare, ma rimanere coi piedi per terra...
Il discorso sarebbe lungo, ma è più veloce l'acqua che scivola sul foglio.




... Questo le cose possono insegnarci:
a cadere,
a fidarci, pazienti, della nostra pesantezza.
Anche un uccello deve farlo prima di poter volare.

Rilke

venerdì 28 febbraio 2014

Prima e vera.



per leggere meglio il testo, cliccare sull'illustrazione



In un pomeriggio di tiepido sole, loro giocano all'aperto.
Mi prendo anch'io una piccola pausa dal lavoro: metto la moka sul fuoco e mi perdo a guardare quella loro invidiabile inafferrabile leggerezza, mentre aspetto che la merenda si cuocia nel forno.

martedì 25 febbraio 2014

Salame a chi? (salame dolce di cioccolato, senza burro nè zucchero)

La rete è meravigliosa anche per queste piccole cose.
Avevo già utilizzato con successo uvetta e datteri per dolcificare torte (per es. il mio "cobrizucchero" qui) ma ieri, attraverso facebook, Simona mi ha suggerito un'idea: quella di provare a fare anche un salame dolce senza lo zucchero, proprio come piace a me.
Lei usava però il burro, che anche a volere, io manco ce l'avevo in casa.
Così mi sono azzardata a farlo con l'olio ma, rispetto a lei, ho aggiunto pure del cacao perchè per me il salame dolce ha da esser di cioccolata!









Tassativo secondo me l'uso di datteri medjoul di ottima qualità (bio), quelli giganti e morbidi, che creano un impasto malleabile e facile da lavorare.

250 gr di datteri giganti medjoul bio denocciolati (devono essere proprio quelli grossi grossi e morbidi, e non trattati)
150 di biscotti secchi (i miei semplici frollini secchi senza zucchero)
30 gr di olio di mais bio (qualcuno mi ha già comunicato di averlo replicato con successo utilizzando un extravergine d'oliva, purchè dal sapore davvero molto delicato; io vorrei riprovarci anche utilizzando in alternativa il burro di cacao)
un cucchiaio di rhum o altro liquore a scelta (da evitare se è rivolto a bambini)
2 cucchiaini da tè di buon cacao amaro (o anche 3, se volete che prevalga l'amaro del cacao) o l'equivalente di cioccolato fondente tritato polverizzato
un cucchiaio di nocciole e/o mandorle tostate tritate oppure un po' di zenzero candito (facoltativi)


Tritare finemente a coltello i datteri. 
Rompere i frollini, utilizzando il solito sistema del sacchetto di cellophane chiuso e un pestello di qualsiasi tipo: dalla moka al vaso di fiori, tutto andrà bene. :-) Una parte verrà così ridotta in polvere e aiuterà a compattare il composto.
In una ciotola versare l'olio e stemperarvi i datteri tritati. Unirvi il cacao e i biscotti (ed eventualmente le mandorle o le nocciole) e mescolare bene con un cucchiaio.
Non preoccupatevi se apparentemente vi sembrerà che i biscotti siano in eccesso e non si inglobino totalmente al resto.
Con l'ausilio di guantini di lattice, lavorandolo bene con le mani, l'impasto cederà al calore e i suoi componenti si fonderanno per bene tra loro.
Formare un rotolo (il mio di 5-6 cm di diametro) ed avvolgere strettamente in carta da forno. Chiudere a mo' di caramella e lasciar riposare in frigo almeno per mezza giornata (ma anche intera). Durante il riposo si può ulteriormente migliorarlo nella forma se fosse necessario, modellandolo ancora, a mo' di mattarello.
La foto accanto all'illustrazione è stata fatta prima del riposo ed il taglio non è risultato pulito, ma la seconda è stata scattata dopo il passaggio in frigorifero. Si vede bene che rimane bello compatto e regge il taglio, no?

Ora chiamatelo salame vegan o come volete... noi abbiamo detto solo: proprio buonooooo!!!


mercoledì 19 febbraio 2014

Tocchi ed occhi d'acqua






Il tuo più tenue sguardo facilmente mi aprirà...



Là dove non sono mai stato.

Là dove non sono mai stato,
piacevolmente oltre ogni esperienza,
i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più delicato
ci sono cose che m'imprigionano,
o che non posso toccare
perché mi sono troppo vicine.
Il tuo più tenue sguardo
facilmente mi aprirà
benché abbia chiuso me stessa
come dita
sempre mi apri petalo per petalo
come la primavera fa
toccando accortamente
misteriosamente la sua
prima rosa
e io non so quello che c'è
in te che chiude e apre
solo qualcosa in me
comprende che è più
profonda la luce dei tuoi
occhi di tutte le rose.
Nessuno... neanche
la pioggia ha...
così piccole mani.

Edward E. Cummings

giovedì 13 febbraio 2014

Fiori d'inverno



- La danza non è un'arte per avere successo. Ma un dono per dare agli altri un'emozione. - ha detto Merce Cunningham.
- Forse come il disegno? e pure la cucina? - mi chiedo io.



Nei mesi scorsi vergognosamente non sono più riuscita a postare ricette per il progetto di  Salutiamoci. (per i pochi che ancora non sanno cosa sia, qui)
Ci riprovo ora con questo raptus rosso e danzerino: a febbraio si parla infatti proprio di radicchio.
Io disegno solo e vi suggerisco per sommi capi la ricetta prendendo spunto da Giuseppe Maffioli e La cucina trevigiana.
Al resto pensateci voi. Insomma, partecipate alle danze!

 
Radicchio rosso di Treviso in saor

con cipolle rosse di tropea
con cipolle bionde
 Lavate ed asciugate i cespi di radicchio rosso di Treviso.
Poneteli in una pirofila ed ungeteli leggermente. Salate e pepate q. b. e cuocete al forno finchè saranno morbidi, facendo attenzione a non seccarli e bruciarli (in alternativa potranno essere cotti anche in padella).
Una volta cotti, raccoglieteli e trasferiteli a parte, in una pirofila (non di metallo).
Nel fondo di cottura appassite dolcemente della cipolla (io ho provato sia la versione bionda sia la rossa) tagliata finemente, in quantità a piacere e con l'ausilio di un goccio d'acqua se necessario.
Se graditi, potrete unirvi uva passa e pinoli tostati.
Irrorate con un po' di acidulato di umeboshi (o in alternativa, aceto di mele e vino bianco in parti uguali); cuocete per qualche minuto, quindi versate l'intingolo con la cipolla ancora caldo sul radicchio.
Lasciate marinare in frigo per almeno 12 h quindi servite come antipasto o come contorno.










Questa ricetta partecipa alla raccolta di Salutiamoci di febbraio, tutta incentrata sul tema del radicchio rosso, ospitata da Lucrezia di Peanutincookingland



venerdì 7 febbraio 2014

Fare, disfare, rifare... sfarfallare.

Sono in questo momento impegnata in un progetto impegnativo e difficile, in cui sto mettendo cuore, mani e testa. Inevitabilmente mi si aprono strade contorte e talvolta mi impantano in grovigli inestricabili.
Si chiama lavoro e ricerca, niente di strano.
Ad un certo punto però sento di dover anche avere la forza di guardare con chiarezza il lavoro già fatto e sfrondare, raddrizzare senza esitazioni.
Devo tagliare e così lasciare andar cose che, pur forse buone, ho compreso non sono le più adatte a raggiunger l'obiettivo...

Questa tavola è una di queste.

Per non affezionarmici troppo e peccare di pervicacia nell'abbaglio, la affido dunque ad occhi diversi, ma speciali e fidati, perchè da diversa angolazione possa recuperare nuova vita e leggerezza.

Nasce così un altro haiku ad hoc di Silvia Geroldi (qui e qui).





La cartolina è condivisibile, rispettando i credits, ma guai a chiamarla cartolina di San Valentino! :-)

martedì 28 gennaio 2014

Et c'est si bon...

Passeggiare per le vie di una metropoli, per quanto eccitante, è sempre stancante.
Per questa promenade invece non mi è stata richiesta alcuna fatica di gambe quanto piuttosto ho assaporato un divertissement dal gusto decisamente diverso...




tavola realizzata per La Cucina Italiana - febbraio 2014 (qui)





in punta di dita, Paris canaille (qui)




Mais c'est si bon
Paris flon flon
T'as l'âme en fête
Et des millions
Pour tes poètes
Quelques centimes
A ma chanson
Ca fait la rime
Et c'est si bon...

giovedì 23 gennaio 2014

Alzo bandiera!




Le vacanze sono finite ovviamente da tempo, ma senza ch'io avessi ancora ripreso a scriver qui. 
Un anno nuovo per me non è mai motivo di buoni propositi, sinceramente, quanto piuttosto tempo di inventario...
Ultimamente ci son state tante cose in ballo, alcune molto belle, alcune altre poco chiare, ma se ragiono in termini di anni che passanopenso e guardo invece per deformazione in termini di segni che restano.
I segni son rughe e cicatrici. Sulla carta, ma non solo...
Non è vero che la felicità non ci lascia cicatrici da mostrare.


Le rughe dovrebbero semplicemente indicare il posto dove erano i sorrisi.
(M. Twain)


Son terreno da picchettare. Ogni bandiera è una conquista.


 

lunedì 16 dicembre 2013

Prendere, dare, diramare... lettera, testamento. Natale 2013.






Che io funzionassi un po' alla rovescia non è certo una novità, così non c'è da stupirsi se anche questa volta è nato prima il disegno e poi il testo (no, non il testamento per fortuna, come invece direbbe scherzosamente il titolo!).
Ecco, in realtà è andata così: avevo l'idea di preparare anche quest'anno un'illustrazione per gli auguri; nel frattempo la specialista degli haiku, Silvia Geroldi (vedi qui e qui) ha dato una sbirciatina allo schizzo e mi ha regalato queste poche ma preziose parole tagliate su misura.
A me son piaciute tantissimo perchè mi pare che dicano tutto, in quel diramare che parla di guizzanti prolungamenti di fronde, vene, nervi, pensieri, ma anche di potature necessarie a tralci secchi e morti per migliorare il raccolto.
E' davvero per me un momento speciale questo, tra prendere e dare che mi coinvolge su più fronti e a livelli diversi, cuore e budella. Mi sta impegnando tanto ma tanto anche mi sta regalando.
Vi racconterò prossimamente...

Natale per me sarà dunque finalmente di riposo, dopo consegne, ricerche e risposte che spiegano anche la mia latitanza ultimamente qui. 
Ora non mi resta che augurare anche a voi di trascorrerlo come più desiderate.
Buone feste e buona vita per l'anno che verrà!


p.s.: 
Se disegno e parole vi piacciono e volete utilizzarli per diramare i vostri auguri agli amici, non avete che da chiedermelo all'indirizzo mail che trovate qui a destra.
Vi chiedo solo la cortesia di non tagliare i nostri nomi, perchè la tavola è frutto di lavoro che vi doniamo ma vi chiediamo di rispettare. Grazie.




  • come ho conosciuto Silvia, saltellando di sedia in sedia, qui
  • qualche idea per un regalino veloce da fare in casa quiqui
  • i passati natali disegnati:


http://cobrizoperla.blogspot.it/2008/12/scivoloni-natalizi.htmlhttp://cobrizoperla.blogspot.it/2008/11/neve.html


http://cobrizoperla.blogspot.it/2012/12/un-regalino-sotto-la-neve.htmlhttp://cobrizoperla.blogspot.it/2008/12/natale.html

giovedì 28 novembre 2013

Pasta madre.

Poteri paranormali di madre.

Ma 100% pasta madre acida.




Ombre dolci e sfumature acide.

Sembro acida, ma, se mi concentro, lievito.

Ogni tanto mi faccio un bagnetto tiepido e mangio un cucchiaino di malto.




La crosta diventa apparentemente dura, ma il cuore rimane morbido.

E profumo di champagne.




Non chiedetemi la ricetta, però, per farlo. In rete ce ne sono a bizzeffe e la mia, ai fornelli, non è certo migliore di altre. Vi lascio solo questa, per trovar il giusto companatico:




ER PANE E' BONO CO'...
 
Senza cita' Bruschetta e Panzanella,
e' bono in ogni tipo de spuntino,
a comincia' dar classico crostino
fatto co' burro, alice e mozzarella.

E' bono cor guanciale a Panontella,

co' le noce, co' l'uva, intinto ar vino,
cor miele, co' la fava e 'r pecorino,
e indorato cor buro a la padella.

E' bono ner caffe', co' la ricotta,

cor gelato, l'aranci in insalata,
cor prosciutto, li fichi e la caciotta.

Co' tonno e cipolletta, cor salame,

co' le castagne, co' la cioccolata,
ma soprattutto e' bono co' la fame.
 
Aldo Fabrizi


lunedì 11 novembre 2013

lunedì 4 novembre 2013

Food e illustrazione: Nu®ant

http://www.nurant.it/index.php?/projects/issue-14--oct-013/


Per i golosi di food, ma anche di illustrazione: il nuovo numero di Nurant, magazine di illustrazione.

Nu®ant è un giornale che non si monta la testa, al limite la smonta, la sposta, per cercare nuovi punti di vista, nuove forme di vita.
 
Nel numero #14 si parla,  - ops - , si disegna di food, in un ambito un po' particolare.
12 illustratori, di tutto il mondo un po' - sì, ci sono anch'io, che onore e fortunatamente non son la tredicesima! - interpretano in questo numero un tema ostico.

Oltre che in versione cartacea nelle migliori librerie, ora è disponibile da sfogliare anche on line qui.








Le altre mie illustrazioni di food qui







domenica 20 ottobre 2013

Caelestia auguria.

Come un àugure traccio segni immaginari nel cielo e poi li riporto proiettandoli sulla carta, creando una mappa nella speranza, turchina, di ritrovarmi.

Ci sono giorni in cui ogni cosa che vedo mi sembra carica di significati: messaggi che mi sarebbe difficile comunicare ad altri, definire, tradurre in parole... Sono annunci o presagi che riguardano me e il mondo insieme: e di me non gli avvenimenti esteriori dell'esistenza, ma ciò che accade dentro, nel fondo; e del mondo non qualche fatto particolare, ma il modo d'essere generale di tutto.
Comprenderete dunque la mia difficoltà a parlarne, se non per accenni...
(Italo Calvino) 





da PensieriParole

martedì 1 ottobre 2013

All'altra che sono


Hay fotografías en las que no me reconozco.
Mi yo cobarde al mirarlas
me obliga a pensar que existo en una sola
y no en la suma de quien soy
con esa otra que me suplanta en la imagen.
Cuesta creer que la desconocida también soy yo
esa mujer suspendida y fea
con un rostro que sin ser mío no es ajeno.
Entender el mundo bien puede ser eso:
aceptar que soy esa a quien desconozco.




Ci sono fotografie nelle quali non mi riconosco.
Il mio io vigliacco nel guardarle
mi obbliga a pensare che esisto in una sola
e non nella somma di chi sono
con l’altra che mi sostituisce nell’immagine.
È dura credere che anche quella sconosciuta sono io
quella donna sospesa e brutta
con un volto che senza essere il mio non è estraneo.
Comprendere il mondo può essere anche questo:
accettare di essere colei che non conosco.

Lauren Mendinueta


giovedì 26 settembre 2013

La Sacher dispettosa. - Continuiamo così. Facciamoci del male. -

Mi ha chiesto una torta speciale.
Una Sacher, voleva il ragazzetto, per un'occasione speciale. 
Quando la mangia di pasticceria mi dice che è troppo dolce, poi mi chiede se la so fare e cosa c'è dentro.
Uova, burro, zucchero, cioccolata, recito.
E' stato più forte di me: ho deciso di farla di testa mia, però, perchè... tra noi due non so chi sia il più testone.
Io non amo fare i dolci (in generale; poi qui ci sono anche tutte le mie altre particolari menate a riguardo).
Se dovessi pensare ad un paragone, per me è come usare l'acquerello in maniera canonica: dopo poco mi stufo e mi spazientisco.

Fortunatamente sono seguite preziose consultazioni notturne online che mi hanno fatto salvare la faccia.
Grazie Barbara. La tua ricetta è stata provvidenziale!



Eri eccitatissimo davanti alla tua torta.
Sei rimasto senza parole quando ti ho detto, dopo l'assaggio, che non c'erano uova, nè zucchero, nè burro. Eri in brodo di giuggiole.
- Non me la scorderò mai - hai aggiunto. - E' più buona di quella della pasticceria. Grazie. -
Io non scorderò mai queste tue parole, ma soprattutto la luce dei tuoi occhi per una torta così semplice.
Grazie a te Giacomo, per la capacità che hai di credere e meravigliarti, quando ti concedi il tempo e la pazienza di cercare a fondo nelle piccole cose, scoprendo che esiste sempre un'alternativa.



A tre anni quando mi hai chiesto di vestirti a carnevale da cuoco.


E questi siamo noi, dopo 9 anni di carezze, meraviglie, baruffe, scontri, urla, musi ed abbracci.
Tanti auguri pidocchio.



La ricetta è esattamente quella di Barbara, in tazze.
Qui io la riporto solo specificando le quantità in grammi solo per mia comodità, perchè so già che la prossima volta mi sarò già dimenticata la tazza che ho utilizzato ed il grado di approssimazione è sempre rischioso.
Ovviamente voi invece potete scegliere la tazza di base, come unità di misura, che preferite.
Fatela il giorno prima, con calma e conservatela un giorno in frigorifero. I sapori si esalteranno a meraviglia.


per 10 persone:
2 tazze di farina, la mia 0 (io ne ho usato 400 gr)
1 tazza di buon cacao (75 gr)
1 tazza di malto di riso (340 gr)
1/2 tazza di olio di semi di mais (150 gr)
1/2 tazza di succo di mela (170 gr)
30 gr di cremortartaro
un vasetto di marmellata bio di albicocche senza zucchero; la mia era dolcificata con polpa di mela (320 gr)
un pizzico di sale
ho aggiunto una puntina di semini di vaniglia
150 gr di buon cioccolato fondente bio a 70% per la copertura


Accendere il forno statico a 140°.
Mescolare insieme tutti gli ingredienti secchi e separatamente tutti i liquidi.
Unire i liquidi ai secchi e mescolare bene con una frusta.
Versare in teglia da 24 cm oliata ed infarinata (meglio se con cerchio apribile). Infornare per 25 minuti, quindi alzare la temperatura a 160° e cuocere per altri 20 minuti.

(Questo, mi ha insegnato Barbara, farà lievitare la torta uniformemente senza farle fare una gobba a vulcano, con tanto di crepa, sulla sommità. Meravigliosa amica, funziona eccome!)

Nel caso risulti ancora bagnata alla prova stuzzicadenti, alzare il forno a 180° e cuocere per altri 5-7 minuti .
Lasciar raffreddare c-o-m-p-l-e-t-a-m-e-n-t-e.
Tagliare a metà e farcire con la marmellata di albicocche.

La glassa solitamente è fatta con il fondente mescolato a burro e/o panna oppure ad uno sciroppo di zucchero.
Ovviamente ho preferito non utilizzarli, vista la ricetta. Miravo pure a non avere comunque una glassa troppo rigida e croccante, rispetto all'impasto, come sarebbe accaduto nel caso avessi usato solo cioccolato fuso.

Quindi ho sciolto il cioccolato a bagnomaria a fuoco dolce.
Vi ho aggiunto un paio di cucchiai di olio di mais ed altrettanti di panna vegetale (ne avevo di miglio da terminare, ma andrà bene quella di riso o quello che preferite; il sapore non inciderà sul risultato finale).
La consistenza ed il sapore finale andavano bene, ma la glassa non è rimasta lucida, nè facile da stendere, impedendomi di potervi scrivere sopra.
Ecco, su questo punto insomma, dovrei migliorarla.
Avete suggerimenti?

E' però davvero buonissima, anche se, va bene, non è più una vera Sacher.



- Continuiamo così. Facciamoci del male. - 
:-)