lunedì 13 ottobre 2014

Dolcetti autunnali... da fiaba.


Questi sono i dolcetti di cui vi ho accennato qui, a proposito delle considerazioni e le esperienze su cibo, illustrazione, immaginazione e fantasia esposte in un intervento che ho fatto a Libri in cantina.
Per raccontare il segno del cibo, il mio percorso creativo cioè dall'immagine alla ricetta, mi è sembrato che la cosa migliore fosse quella di proporre anche  l'assaggio di una cosa semplice, buona, sana, ma possibilmente graziosa per l'occhio.
Pochi ingredienti, facilmente reperibili, ma combinati insieme in un accoppiamento un po' bizzarro, quantomeno per la cucina tradizionale italiana (hanno più un che di nipponico, direi, no?) hanno dato vita a questi dolcetti gluten free che possono risultare anche vegan a seconda del cioccolato che userete.

Avete già indovinato gli ingredienti del cuore racchiuso nel cioccolato?
Visto che si parlava di fiabe quel giorno, se vi dico di pensare ad un ortaggio di stagione e a Cenerentola,  cosa vi viene in mente?
E poi magari di aggiungerci anche un re vegetale... che nelle fiabe un re c'è quasi sempre... e poi ancora un tocco dai poteri magici...
Su, su, vi devo fare un disegnino? 




Ecco, ora è evidente, no?

zucca + fagiolo + arachide


La cosa divertente è stata che di tutti i presenti, pur assaggiandoli, apprezzandoli e facendone il bis (non vi dirò chi ne ha mangiati 5), nessuno ha indovinato! :-)
(Avevo però dichiarato apertamente la presenza dell'arachide per ovviare ad eventuali allergie tra i presenti.)


Mi sono ispirata ai Buckeye candies, ma per realizzarli, ho utilizzato fagioli cannellini secchi dopo lungo ammollo (rinnovando l'acqua) e sconsiglio di utilizzare fagioli già cotti in barattolo.
La cottura in nuova acqua proseguirà finchè saranno morbidi, mentre baderete di far assorbire proprio tutta l'acqua, eventualmente scoperchiando e lasciando evaporarla un poco alla fine.
Assicuratevi che la zucca sia buona e molto dolce (perchè l'unico dolcificante aggiunto è il succo di mela) e cuocetela a vapore.
Entrambi dovranno risultare più asciutti possibile altrimenti sarà davvero diffcile confezionarli! 
Io vi ho avvisati, eh.

380 gr di cannellini bio già lessati (asciuttissimi, mi raccomando)
150 gr di zucca bio dolce già cotta al vapore (purchè altrettanto asciutta)
250 gr di burro di arachidi bio (credo potrebbe essere interessante provare anche con pasta di nocciola o mandorla)
15 gr di burro di cacao bio (il mio in pastiglie)
60 gr di succo di mela bio
350 gr di buon cioccolato da copertura bio (al 60%)
un cucchiaio colmo di vaniglia in polvere (no vanillina)
un pizzico di sale

Una volta cotti zucca e fagioli e ben raffreddati, frullare insieme nelle dosi soprascritte (il Bimby, nel caso lo possediate, andrà benissimo), unendo il burro di cacao, precedentemente sciolto a bagno maria in una tazzina e la vaniglia.
Unire quindi anche il succo di mela, il burro di arachide ed il sale.
Lasciar riposare almeno venti minuti in frigo.
Prelevare poco impasto alla volta dal frigo e con le mani leggermente bagnate d'acqua (non olio!) formare palline grandi quanto una grossa nocciola. Posizionarle su un vassoio rivestito di carta oleata e rimetterle in frigo, procedendo analogamente con il resto dell'impasto.
(Qualora possediate un abbattitore vi potrà aiutare molto per abbreviare i tempi e migliorare la consistenza.)
Una volta pronte tutte le palline, ben distanziate su più vassoi, infilzare ciascuna con uno stuzzicadenti (non troppo profondamente) e riporre in freezer (non in frigorifero) i vassoi per tre quarti d'ora.


Sciogliere il cioccolato a bagnomaria in un pentolino stretto, ma non troppo alto.
Prelevare dal freezer una piccola parte di palline alla volta e intingerle entrando perpendicolarmente nel cioccolato fuso, lasciando quindi una coroncina d'impasto a vista, cioè quella che circonda lo stuzzicadenti infilzato.
Rimetterle su carta oleata pulita affinchè si raddensi la glassa.
Una volta glassate tutte, riporre le palline nuovamente in frigo (non in freezer).
Togliere gli stuzzicadenti e delicatamente chiudere il forellino residuo (sarà sufficiente modellare l'impasto forato grazie al calore del vostro polpastrello).
Mettere ogni cioccolatino su un pirottino di carta e riporre ancora in frigo in scatola chiusa di vetro.
Consumare i dolcini appena tolti dal frigo.

Se realizzati e conservati ben chiusi, si preservano ottimamente per 5-6 giorni (attenzione all'umidità e agli odori in frigo!)
A colazione o a merenda con una fetta di pane, come sfizio col caffè, o come semplice ma goloso dopocena, vi stupiranno davvero!
Io non ho usato liquore per la presenza di bambini e per giocare coi sapori più puliti possibile, ma un po' di rhum o di zenzero forse non starebbero male.



giovedì 9 ottobre 2014

Nel segno del cibo. Libri in cantina, 2014.

Domenica scorsa mi trovavo a Susegana (Tv) per Libri in cantina, 12a Mostra Nazionale della piccola e media editoria.




Elisabetta Tiveron, curatrice dela sezione "Altrecucine" e Roberto Da Re Giustiniani, organizzatore di tutto l'evento, mi avevano invitata a proporre un mio intervento su "Il ruolo e le potenzialità espressive del cibo nell'illustrazione", in qualità di illustratrice appassionata di food.
Superati i primi timori, ho pensato: - Pane per i miei denti! -  :-) 



Raccontare qualcosa dopo l'intervento del contastorie che mi ha preceduto, il bravo Giacomo Bizzai (ben noto al mondo della Mostra di Sarmede e non solo) con le sue letture animate, non sarebbe stato affatto facile, ma tanto valeva allora per me calvacare l'onda e continuare a giocare in quel mondo di fiaba...



Nei giorni precedenti, preparando il discorso e le illustrazioni che avrei mostrato, ho constatato che davvero per me il margine che corre tra disegno e cibo è molto sottile e che il mio processo di approccio è spesso molto simile in entrambi i campi.
Disegnare, come cucinare, per me non è una forma di esibizione, nè spettacolarizzazione. Non è per mostrar bravura, ma per assaporare quanta energia e vita sono nascoste nelle cose.
E' la bellezza di allargare il visibile.





Tutto è sguardo, memoria, sperimentazione... e può tramutarsi in gusto, in cucina, e in stile (segno), sulla carta. Rimangono trame di un gioco comunque sempre imperfetto, il mio, che concede smagliature d'evasione.



Sapevo inoltre che sarebbe stato gradito anche un assaggio da degustare, oltre alle chiacchiere e alle immagini.


Così, considerando la mia semplicissima idea di cucina stagionale, sana e senza scorciatorie industriali, ho creato questi piccoli dolcini: un cuore segreto fatto di soli 3 ingredienti autunnali e facilmente reperibili, racchiuso in un guscio di cioccolato fondente.




Potrebbero sembrare autunnali castagne d'ippocastano, no?
Si sono prestati bene per formulare un piccolo e modesto indovinello goloso invitando mente e palato a fantasticare oltre l'aspetto consueto delle cose




e mi hanno consentito di poter concretamente documentare come può nascere una ricetta e un'illustrazione di food.
Di cosa sono fatti secondo voi?


Ora vi lascio ancora qualche immagine della bella cornice del Castello.
La risposta e la ricetta dettagliata dei dolcetti qui
 









lunedì 15 settembre 2014

Running


Settembre: tutti si iscrivono a qualche corso in palestra.
Ho cominciato ad allenarmi anch'io.
A scappare alle nuvole.

mercoledì 10 settembre 2014

Il cappello e la testa




Per cominciare, a me, basta un colore nuovo.
Come un bambino inizio a pasticciare euforica sul margine di un foglietto.
Questo omino che ne esce la dice lunga: la valigia è piccola, ma carica dell'indispensabile, il passo è lungo e sicuro, lo sguardo assorto e concentrato tanto da non curarsi minimamente del cappello che vola via...

Chi sia e dove stia andando quest'omino non ve lo dico, ma lascio che sia lui a raccontarvi una storia:

Un tale andò dal cappellaio per comprare un cappello.
«Questo è troppo grande» disse provando il primo.
«Questo è troppo piccolo» disse provando il secondo.
«Con questo sembro un bandito» disse al terzo, e al quarto osservò con una smorfia: «Mi fa sembrare un poliziotto!».
Il cappellaio sorrideva paziente, e continuava a dargli cappelli.
«Guardi come sono buffo con questo!» disse il cliente al decimo cappello.
«Non buffo, ma divertente, signore!» disse il cappellaio.
Quando furono arrivati al centocinquantesimo cappello e ne restavano da provare solo due da prete e uno da mungitore, il cappellaio disse sorridendo: «Se mi permette un suggerimento, signore, poiché non troviamo un cappello adatto alla sua testa, si potrebbe cambiare la testa. Ne abbiamo di tutti i tipi e di tutti i prezzi, e lei avrà, una grande possibilità di scelta». 
«Sicuro» disse il cliente, «questa è una gran bella idea,  ma come cominciamo?».
«È molto semplice» disse il cappellaio «prima si dovrà eliminare la sua testa attuale, e per questo ci vorrà un minuto. Poi lei sceglierà il cappello che preferisce e alla fine troveremo la testa che va bene per quel cappello».
Così fu fatto, e quando si fu tolta la testa il cliente trovò in meno di cinque minuti il cappello che voleva; e in altri cinque minuti si trovò la testa adatta al cappello.
Il cliente pagò il conto tutto soddisfatto e se ne andò mentre il cappellaio diceva, sorridendo e tenendogli aperta la porta: « Torni da noi per i prossimi acquisti bisogna badare a quel che si mette sotto il cappello».


[il racconto è di R. Piumini]

lunedì 1 settembre 2014

Sogno di una notte di fine estate


Questa è la nostra Salvia.
È la prima a lamentarsi che la stagione è stata brutta e già rimpiange i riposini serali sotto la pergola del glicine.
La pallina non può certo bastare come consolazione ad un cane che neppure è da riporto.

La sera l'aria è ormai così fresca da dover usar la copertina sul divano. Penso che tra breve saremo costretti ad accendere pure il caminetto.
L'autunno però mi si profila carico di succose novità ed io non voglio farmi immalinconire.
Guardo Salvia che si addormenta accanto al divano e sorrido ascoltando i versi buffissimi che emette mentre sogna, forse, l'estate.

Silvia non conosce Salvia, ma, vedendola così, ha composto l'haiku di fine stagione:

- Fresco di notte, respirare di cane. L'estate passa. -

È nata così la nostra quarta cartolina insieme.
(condivisibile sui canali social, indicando i credits: illustrazione di Roberta Cadorin, testo di Silvia Geroldi, please).

mercoledì 27 agosto 2014

"Pasticciamo insieme?"

"Pasticciamo insieme?", il laboratorio per bambini (vedi qui) che ho proposto domenica scorsa a Farra d'Alpago all'interno della rassegna "Il mese del libro e della scrittura" si è rivelata una bellissima esperienza.

Era rivolto a bambini dai 6 ai 10 anni, ma poi inarrestabilmente i colori hanno contagiato tutti i presenti e alla fine bimbi ben più piccoli, genitori, nonne e pure i passanti si sono messi a disegnare con noi in piazza.
3 ore intense di energia e curiosità. Io mi sono divertita tantissimo!
Vi lascio qualche foto (visionabili meglio qui).
Questi sono solo una piccola parte dei lavori realizzati, ma non trovate che siano stati bravissimi?






venerdì 22 agosto 2014

Una domenica al lago.

Il paesaggio del lago di Santa Croce (Belluno) è questo, per chi non lo conosce.
Domenica 24 agosto alle ore 14.30 io aspetto i vostri bambini per pasticciare e disegnare, ma voi, adulti, potrete
nel frattempo passeggiare, prendere il sole od acquistare e leggervi un libro all'interno della rassegna Il mese del libro e della scrittura.
Il laboratorio è gratuito grazie al Comune di Farra, ma l'iscrizione è obbligatoria (fino ad esaurimento posti).
A presto!



domenica 10 agosto 2014

Sulla tavola / zucchine son servite / pure illustrate. (Zucchini burger)


 questa tavola/ricetta è pubblicata anche qui

Con questa estate inclemente anche il nostro orto non produce come dovrebbe.
Dal rientro dalle vacanze però scopro con piacere un numero inaspettato di zucchine ad aspettarci. Ora non resta che inventarsi qualcosa per impiegarle in cucina in nuove ricette, da apprezzare anche durante le prossime cenette estive o i pic-nic ferragostani.

Contagiata dall'haikumania di Silvia, mentre disegno la tavola e gioco per partorire questo:

- Sulla tavola
zucchine son servite
 pure illustrate. -

nasce anche quest'idea in cucina. Pensando di farne un'insalata, avevo cotto in anticipo del riso integrale (per quello integrale preferisco sempre la cottura per assorbimento: con il doppio dell'acqua rispetto al volume del riso). Con un avanzo di questo, penso così di realizzare questi burger verdi (che son pure vegan, a ben riflettere, per chi ci tiene).
Ovviamente potrete sbizzarrirvi provando ad usare anche un cereale diverso.


360 gr di zucchine crude mondate
100 gr di tofu (bianco o già aromatizzato a piacere)
150 gr di riso scondito avanzato (il mio basmati integrale)
20 gr di mandorle pelate tostate (o pinoli, semi di girasole, ecc.)
50 gr di farina di riso
un pugno di foglie di basilico tritate (o altra erba aromatica)
un cucchiaio di pomodori secchi tritati o olive (facoltativo)
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
mezzo spicchio di aglio
sale e pepe q.b.


Sbriciolare con i rebbi della forchetta il tofu. Qualora fosse bianco, aromatizzarlo con l'aglio tritato finissimo, l'olio, il basilico, (aggiungendo se volete anche i pomodori secchi, olive o capperi o quel che è più gradito ma occhio a non scombinare troppo le proporzioni delle dosi altrimenti il burger non si compatterà) e lasciate riposare un poco.
Tagliare le zucchine a julienne o con gratuggia a fori grossi. Raccoglierle in una ciotola e salarle.
Unire il riso, il tofu, le mandorle tritate ed infine la farina di riso.
Regolare di sale e pepe.

Ungere appena con un pennello una piastra antiaderente o una larga padella e scaldarla sul fuoco.
Ungere anche l'interno di un coppapasta (il mio di circa 11 cm di diametro, ma ovviamente potranno essere fatti anche più piccoli, ad esempio, come fingerfood, per un aperitivo).
Appoggiare il coppapasta sulla piastra e riempire col composto in modo da fare uno strato al massimo di circa 2 cm, compattandolo bene col cucchiaio anche lungo la circonferenza. Sfilare con cautela il coppapasta e ripetere l'operazione fino a creare, con queste dosi, 6 vegburger.
Cuocere fino a gratinare bene prima di girare con delicatezza con una paletta e cuocere l'altro lato.
Risulteranno croccanti all'esterno e morbidi e deliziosamente cremosi all'interno.
Servire con insalatina mista.







sabato 2 agosto 2014

Autoritratto

Sto leggendo un libro di poesie di Nina Cassian, autrice romena che non conoscevo.
Nuovi spunti letterari aprono sempre in me nuove porte figurative...







Mi è toccato questo volto strano, triangolare,
questo pan di zucchero o questa
polena degna di navi corsare
e capelli lunghi, lunari, sulla cresta.

Mi è toccato portare in giro un aggressivo contorno
errabondo da mane a sera che spesso
squarcia la retina di chi mi sta dintorno
quando proietto alla parete il mio incongruo essere.

A chi appartengo? Mi rinnegano antenati e genitori
Temporaneamente alleate mi rinnegano le razze,
i bianchi, i gialli, i rossi e i neri.
Neppure la specie mi riconosce tutta d’un pezzo.

E solo quando grido perché sbatto
e solo quando il freddo si promana
e solo quando il tempo di peccato m'imbratta
- mi chiamano bella. Mi riconoscono umana.

Nina Cassian

sabato 12 luglio 2014

Voglia turchina.

A testa china, succede che, mentre disegno alcune cose, ne escano proprio anche altre. 
Che nervoso... ma se riesco ad assecondare il flusso, talvolta compaiono curiose sorprese.
Senza rendermene conto, mi ritrovo così tra le mani questa donninaterramadre.

Alzo gli occhi finalmente, guardo l'orologio e mi affaccio alla finestra.
Ho perso nuovamente la nozione del tempo, ma vedo che piove, fa freddo ancora, pure a metà luglio, anche se io sinceramente oggi dovevo proprio disegnare di soli ed estati roventi...

Guardo la donnina e mi ritornano allora in mente i versi di De André (qui).





Le nuvole son lì, tra lei ed il cielo.
La obbligano ad alzar lo sguardo, ma forse le impediscono, talvolta, anche di guardar oltre...
Decidono per lei, anche se leggere e fatte di niente, ed a loro lei deve sottostare per la sua necessità d'acqua.


Ora basta piovere però. Basta.
Io accartoccio e cestino la mia nuvola grigia, mi lavo le mani in quella voglia turchina e vado a cena.



 








venerdì 27 giugno 2014

Contagio rosso. Cherry (vegan) pie.

Piccole e rotonde, scendono dalle dolomiti e nuotano verso l'oceano queste ciliegie. Di questi rossi capricci, già vi avevo premesso qui.
Pur cambiando idioma, la tentazione allora persiste...






... e dà vita ad illustrazioni e torte che si sposano a mezz'aria in un dolce e succoso abbraccio.




La signorina Cherry è dunque davvero un poco maga?








Questo non lo so, ma di certo posso dirvi che la torta golosa è di Sara Ghedina, conterranea dolomitica al 100%, che ora cucina e fotografa in California.
La ricetta, vegan, ed altre sue belle foto le trovate nel suo bel blog, qui.
Le illustrazioni invece sono mie, a stomaco vuoto. Sob.

martedì 17 giugno 2014

Le tentazioni di Miss Cherry




In questi giorni, per più di un motivo, sto disegnando di ciliegie... tonde, rosse, che rotolano giù dai monti e galleggiano verso ed attraverso mari lontani (ma di questo vi racconterò in un altro momento).
Nel frattempo, però, ovviamente una ciliegia tira l'altra e, mostratale questa tavola, Silvia Geroldi (http://stimadidanno.wordpress.com) si è lasciata tentare ancora.
Alla rossa provocazione ha risposto snocciolando una filastrocca speciale per questa signorina in punta dei piedi ed è nata così un'altra cartolina (le altre qui e qui).
Regalo d’inizio estate, che auguro a tutti assolata, spensierata e lieve il più possibile. Potete salvarlo e diffonderlo sui social rispettando i credits, se vi piace.

Le ciliegie accoppiate sono ancor più golose, vero?



venerdì 6 giugno 2014

Tirar sarde?




Questo piatto è solo un miraggio, un'evocazione sulla carta.
Nella mia cucina ora non c'è niente di simile, di pronto, purtroppo.
Torno a lavorare, su, che c'è un'altra tavola che mi aspetta...

La ricetta ve la inventate voi, no? :-)


Vi invito invece a leggere questo nostro comunicato, se già non l'avete fatto, qui: "Arrivediamoci!"
di Salutiamoci, il nostro progetto che ha compiuto ormai due anni.
In questa sede non mi dilungo troppo, ma nel blog linkato vi abbiamo raccontato per bene che cosa i ha spinto a prendere questa decisione.
A presto!

mercoledì 4 giugno 2014

Il tè è una tazza di vita.




"Gli inglesi hanno un cordone ombelicale che non è stato mai tagliato, attraverso cui scorre un flusso continuo di tè. E' curioso osservarli in occasione di improvvisi eventi tragici, orribili, o catastrofici. Il cuore sembra arrestarsi, tutte le membra paiono paralizzate, finché qualcuno non prepara velocemente “una buona tazza di tè”, che non manca di produrre in breve tempo il suo effetto benefico e rinfrancante.E' un vero peccato che non tutte le nazioni siano altrettanto consapevoli del potere del tè. Le conferenze sulla pace mondiale si svolgerebbero in modo molto più tranquillo se al momento opportuno fosse fatta circolare tra i partecipanti “una buona tazza di tè” o, meglio ancora, tutto un samovar."

Marlene Dietrich

venerdì 30 maggio 2014

La parola in ombra.



Mi ha confidato che non le servono maschere né artifici.
I pensieri la rallentano, troppe parole l'appesantiscono o le fanno lo sgambetto. 
È l'azione che l'interessa. La salva, la fa sentire viva e capace: nel suo contenitore può pure sbagliare, ma oggi si sente fatta di nuvole, non di pietra.



mercoledì 21 maggio 2014

Orogenesi.

Sono dolomitica, sì.
Carbonatica, spigolosa e ricca di dislivelli.
Sono a metà tra mare e cielo.
Mi vesto di conifere, cirmolo e mughi.

Ma, come diceva Dino Buzzati, queste montagne «sono pietre o sono nuvole? sono vere oppure è un sogno?»
Non si sa bene dove inizino, né dove finiscano.





martedì 6 maggio 2014

Un tanto al braccio.

Da un quaderno di schizzi rispuntano corpi disegnati, che riposavano immobili, in attesa...
I disegni si destano all'improvviso, si rianimano, quando trovo parole giuste da cingere.
E così i due si abbracciano dolcemente su doppia pagina.





Quanto vale un abbraccio? Tre minuti. Un respiro. Una frase intera. Il tempo di un viaggio. Un corso. Otto passi. La notte verso le pianure. Una festa. Una telefonata. Noi, tutti piú giovani di quindici anni. Del corpo, l'abbraccio vale. Lascia l'idea, precisa: verso l'alto, verso il largo. Il maglione di lana. La medaglietta sul collo. Il fazzoletto passato sulla fronte. Le maniche arrotolate. Quanto pesa un abbraccio? Una parola di troppo, e due troppo poco. Di musica bella e di musica brutta. Di pavimenti duri. Di cemento. Di caviglie. Troppo caldo. Troppo freddo. Troppo larga , la distanza; o troppo stretta. L'abbraccio pesa, sul corpo: forma memoria, non ricordo. Quanto manca un abbraccio? Un morso, il tempo di un vuoto, una musica che non finisce. Una foto che manca. La fatica. Gli occhi, chiusi sulla sedia; a tirare il fiato. Il quarto non ce la faccio, hai detto. Non sono piú quello di una volta.  (Michela Fregona)

mercoledì 23 aprile 2014

Parole, arance ed uova.

Oggi, Giornata del libro, i miei occhi si posano su queste parole (grazie A.), così le mie dita non possono che affrettarsi a disegnare sommariamente arance e fragili rotondità per cercare di fissare almeno il ricordo di tanta preziosità.



Parole
Siate cauti con le parole,
anche con quelle miracolose.
Per le miracolose facciamo del nostro meglio,
a volte sciamano come insetti
e non lasciano una puntura ma un bacio.
Possono essere buone come dita.
Possono essere sicure come la roccia
su cui incolli il culo.

Ma possono essere margherite e ferite.
Io sono innamorata delle parole.
Sono colombe che cadono dal tetto.
Sono sei arance sacre sedute sul mio grembo.
Sono gli alberi, le gambe dell’estate,
e il sole, il suo volto appassionato.
Ma spesso non mi bastano.
Ci sono così tante cose che voglio dire,
tante storie, immagini, proverbi, ecc.
Ma le parole non sono abbastanza buone,
quelle sbagliate mi baciano.
A volte volo come un’aquila
ma con le ali di un passero.
Ma cerco di averne cura
e di essere gentile con loro.
Le parole e le uova devono essere maneggiate con cura.
Una volta rotte
sono cose impossibili da aggiustare.

Anne Sexton



martedì 22 aprile 2014

Acqua passata.




Tè ed acquarello.
Piccoli rituali circadiani,
per pulizie primaverili,
che di vita stanano vecchi sedimenti,
filtrano preziosi cristalli veraci
ed eliminano reflussi mendaci.

martedì 15 aprile 2014

Amplitudine


Divoro il cielo e lo secerno.


Finestra senza parapetto,
senza intelaiature,
senza vetri.
Un'apertura e nulla oltre,
solo amplitudine.
Non devo attendere una notte serena,
nè alzare la testa,
per osservare il cielo.
Il cielo l'ho dietro le spalle,
sottobraccio e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.

Persino le montagne più alte
non sono più vicino al cielo
delle valli più fonde.
In nessun posto c'è più cielo
che in un altro.
Il cielo opprime ugualmente
le nuvole e le tombe.
La talpa è al settimo cielo
come la civetta che agita le ali.
Qualsiasi cosa che cada in un abisso,
cade di cielo in cielo.

Aride, fluide, rocciose,
infiammate e aeree
regioni celesti, briciole di cielo,
folate di cielo e cataste.
Il cielo è onnipresente
anche nelle oscurità sotto pelle.
Divoro il cielo e lo secerno.
Sono una trappola intrappolata,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

Dividendo il cielo dalla terra
non si pensa in modo appropriato
a questa totalità.
E' solo un modo per vivere
presso un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
I miei segni particolari
sono l'incanto e la disperazione.

Wislawa Szymborska



venerdì 11 aprile 2014

Come farfalle e bolle di sapone.



 

È vero: amiamo la vita, non perché siamo abituati a vivere, ma perché siamo abituati ad amare. C’è sempre un grano di pazzia nell’amore. D’altra parte c’è sempre anche un po’ di ragione nella follia.
E anch’io che voglio bene alla vita penso che le farfalle e le bolle di sapone, e tutto ciò che v’è fra gli uomini di simili ad esse, sappiano più degli altri ciò che sia la felicità.
... 
Io potrei soltanto credere a un Dio che sapesse danzare. E quando vidi il mio diavolo, lo trovai serio, solido, profondo, grave: era lo spirito della pesantezza; tutte le cose cadono a causa di lui.
Su, uccidiamo lo spirito della pesantezza!
Ho imparato a camminare: da quel giorno mi piace correre.
Ho imparato a volare: da allora non voglio più essere spinto per muovermi dal mio posto.
Ora sono leggero, ora volo, ora vedo me stesso sotto di me, ora un dio danza attraverso di me. 

(Nietzsche)



Io sto molto meglio. Si capisce, no? 


mercoledì 2 aprile 2014

Rovesciata per bene. Rovesciata di pere.

Più di qualcuno mi ha chiesto se io sia tornata e com'è stato il mio viaggio.
Che dirvi? È andato bene fortunatamente.
8 giorni intensi, cinque porte aperte su mondi misteriosi durante un tête-à-tête impegnativo durato 4 ore di fila con ben 5 uomini contemporaneamente.
Meravigliosi ed indimenticabili i miei cavalieri di spade: Daniele, Lucio, Roberto, Giuseppe e Giulio.
Da batticuore...

Mi hanno stordita al punto che non so ancora bene che sia successo, ma ora ho un sorriso beato stampato sulla faccia.
Direi un viaggio indimenticabile, sì, anche per tanti dettagli marginali e speciali protagonisti orbitanti di cui sarebbe lungo ora raccontare.

Ah, dimenticavo: all'esclusivo rendez-vous, il dress code richiedeva che io fossi praticamente nuda e loro vestiti tutti di cotone verde sterile.
Ops.

:-D


Così festeggio il mio ritorno in ritrovata salute con coloro che mi hanno aspettato amorevolmente a casa e pure con chi invece mi ha messaggiato costantemente: ecco una torta speciale che non poteva che esser tutta... sottosopra.
Grazie a tutti voi!


Rovesciata alle pere (vegan)



Questa torta rovesciata di pere nasce da una ricetta di Anna Marconato suggeritami preziosamente da Lorenza. Io l'ho modificata leggermente per alcune mancanze in dispensa, ma il risultato è stato ugualmente molto gradevole.



25g di burro di cacao (il mio era in pastiglie, facilmente porzionabili)
85 di malto di riso
4 pere mature e dolci 
180 g farina integrale (io ho usato la semiintegrale perchè avevo solo quella)
160 gr di latte vegetale (io di riso)
110 g di malto di riso
8 gr di cremortartaro
1 cucchiaino di polvere di cannella
80 gr di mais bio o di olio extra vergine d'oliva dal gusto molto leggero (60 gr per me invece son stati più che sufficienti)
85 di noci o mandorle con pellicina tritate a coltello (la ricetta riesce bene in entrambi i casi)
la scorza di un limone non trattato
un pizzico di sale



Preriscaldare il forno a 180° (modalità statica).
Stemperare 85 gr di malto con il burro di cacao precedentemente sciolto (io li ho lavorati sopra il calore di una pentola piena d'acqua calda). Versare entrambi in una teglia e spennellarli anche sui bordi.
Lavare, privare del torsolo e tagliare a fettine due pere, quindi disporle a raggiera sulla teglia.

Mescolare farina, lievito (cremortartaro), spezie, mandorle o noci e sale.
A parte frullare olio, latte vegetale, il malto restante, le altre due pere tagliate a pezzi e la scorza di limone.
Unire gli ingredienti secchi a quelli liquidi mescolando accuratamente.


 Cuocere per 30-35 minuti. Sfornare ed aspettare 10 minuti prima di capovolgere sul piatto di portata.

domenica 16 marzo 2014

Il conto alla rovescia

A breve partirò per un po'.
Devo ancora preparare la valigia e non c'è un solo elenco che io sia riuscita a scrivere e rispettare delle sia pur poche cose fondamentali da portare con me.
Il mio trolley però è già carico delle cose più importanti: i sorrisi e le parole belle che alcune persone speciali mi hanno già regalato per questo viaggio.









Vado ... ma torno, eh.
Contateci.


[le parole dell'aforisma che ho illustrato sono di Esopo] 



martedì 4 marzo 2014

Esercizi di leggera pesantezza.

In questi giorni c'è solo spazio per qualche schizzo pasticciato.
Qualche esercizio di leggerezza, o meglio, di pesantezza, per lasciarsi sollevare, ma rimanere coi piedi per terra...
Il discorso sarebbe lungo, ma è più veloce l'acqua che scivola sul foglio.




... Questo le cose possono insegnarci:
a cadere,
a fidarci, pazienti, della nostra pesantezza.
Anche un uccello deve farlo prima di poter volare.

Rilke

venerdì 28 febbraio 2014

Prima e vera.



per leggere meglio il testo, cliccare sull'illustrazione



In un pomeriggio di tiepido sole, loro giocano all'aperto.
Mi prendo anch'io una piccola pausa dal lavoro: metto la moka sul fuoco e mi perdo a guardare quella loro invidiabile inafferrabile leggerezza, mentre aspetto che la merenda si cuocia nel forno.

martedì 25 febbraio 2014

Salame a chi? (salame dolce di cioccolato, senza burro nè zucchero)

La rete è meravigliosa anche per queste piccole cose.
Avevo già utilizzato con successo uvetta e datteri per dolcificare torte (per es. il mio "cobrizucchero" qui) ma ieri, attraverso facebook, Simona mi ha suggerito un'idea: quella di provare a fare anche un salame dolce senza lo zucchero, proprio come piace a me.
Lei usava però il burro, che anche a volere, io manco ce l'avevo in casa.
Così mi sono azzardata a farlo con l'olio ma, rispetto a lei, ho aggiunto pure del cacao perchè per me il salame dolce ha da esser di cioccolata!









Tassativo secondo me l'uso di datteri medjoul di ottima qualità (bio), quelli giganti e morbidi, che creano un impasto malleabile e facile da lavorare.

250 gr di datteri giganti medjoul bio denocciolati (devono essere proprio quelli grossi grossi e morbidi, e non trattati)
150 di biscotti secchi (i miei semplici frollini secchi senza zucchero)
30 gr di olio di mais bio (qualcuno mi ha già comunicato di averlo replicato con successo utilizzando un extravergine d'oliva, purchè dal sapore davvero molto delicato; io vorrei riprovarci anche utilizzando in alternativa il burro di cacao)
un cucchiaio di rhum o altro liquore a scelta (da evitare se è rivolto a bambini)
2 cucchiaini da tè di buon cacao amaro (o anche 3, se volete che prevalga l'amaro del cacao) o l'equivalente di cioccolato fondente tritato polverizzato
un cucchiaio di nocciole e/o mandorle tostate tritate oppure un po' di zenzero candito (facoltativi)


Tritare finemente a coltello i datteri. 
Rompere i frollini, utilizzando il solito sistema del sacchetto di cellophane chiuso e un pestello di qualsiasi tipo: dalla moka al vaso di fiori, tutto andrà bene. :-) Una parte verrà così ridotta in polvere e aiuterà a compattare il composto.
In una ciotola versare l'olio e stemperarvi i datteri tritati. Unirvi il cacao e i biscotti (ed eventualmente le mandorle o le nocciole) e mescolare bene con un cucchiaio.
Non preoccupatevi se apparentemente vi sembrerà che i biscotti siano in eccesso e non si inglobino totalmente al resto.
Con l'ausilio di guantini di lattice, lavorandolo bene con le mani, l'impasto cederà al calore e i suoi componenti si fonderanno per bene tra loro.
Formare un rotolo (il mio di 5-6 cm di diametro) ed avvolgere strettamente in carta da forno. Chiudere a mo' di caramella e lasciar riposare in frigo almeno per mezza giornata (ma anche intera). Durante il riposo si può ulteriormente migliorarlo nella forma se fosse necessario, modellandolo ancora, a mo' di mattarello.
La foto accanto all'illustrazione è stata fatta prima del riposo ed il taglio non è risultato pulito, ma la seconda è stata scattata dopo il passaggio in frigorifero. Si vede bene che rimane bello compatto e regge il taglio, no?

Ora chiamatelo salame vegan o come volete... noi abbiamo detto solo: proprio buonooooo!!!