giovedì 28 gennaio 2016

Paesaggi ... e passaggi lunari




Ancora in Alpago, valle incantata.
Qui gli incontri magici accadono davvero, quando meno te lo aspetti, proprio come nelle fiabe.

(dal quaderno degli schizzi, per il progetto libro "Viaggio in Alpago", in lavorazione con Elisabetta Tiveron e Kellermann Editore, per La strada del cibo (vedi qui)


venerdì 8 gennaio 2016

Se...





Se...

Se una lacrima
è l'uovo dell'uccello della pioggia,
se l'uccello
è il tormento dell'aria,
se l'aria stessa
è un corpo che ricopre corpi
- come potrei scrivere un libro
in questa fosse comune?


Nina Cassian

domenica 3 gennaio 2016

Noccio tiramisù




Ho colto il suggerimento di Uava, una ragazza di cui ho letto in un gruppo in Facebook. 
L'idea è quella di fare un dessert veloce, ma golosissimo. Sano, senza uova crude, mascarpone, senza glutine (se sceglierete biscotti glutinare  e se volete, anche senza zucchero. Chiamatelo come volete, anche senza scomodare il tiramisù, ma è davvero buono!
Come per tutte le ricette di questo blog, potrete ovviamente aggiustare e personalizzare le indicazioni a piacimento.
Occhio però che le dosi sono per un reggimento di amici che io avevo a cena!




ingredienti per 12 porzioni o più:

400 g di nocciole tostate
1,2 l di latte vegetale (io ho usato un litro latte di riso non zuccherato + 0,2 di latte di soia)
180 g di zucchero (o malto o sciroppo d'agave in quantità desiderata *)
40 g di fecola di patate
2 cucchiaini e mezzo rasi di agar agar (è preferibile usarlo per la consistenza finale, ma, se proprio non lo avete, potete sostituirlo aumentando la dose di fecola a 60 gr)
savoiardi (fette biscottate, pan di spagna o pandoro avanzato)
caffè (normale, decaffeinato, d'orzo, a seconda del tipo di commensali; a nostro gusto comunque non zuccherato)

In un tritatutto tritare molto finemente le nocciole con lo zucchero (o altro dolcificante a scelta). Aggiungervi 400 g di latte e frullare.
Unire tutti gli altri ingredienti e cuocere per 10 minuti a fuoco dolce, rimestando bene (se usate il Bimby, a 90° velocità 4)
Lasciar raffreddare.

Bagnare molto velocemente i savoiardi o le fette biscottate nel caffè decaffeinato freddo (o caffè d'orzo) non zuccherato e procedere come per il tiramisù tradizionale in coppette monoporzione o in un'unica grande teglia.
Indicativamente io ho messo due savoiardi spezzati a metà per ogni vasetto monoporzione.
Non preoccupatevi se la crema vi sembrerà fluida. Si rassoderà raffreddandosi.
Lasciar riposare in frigo mezza giornata. Risulta ancora più buono il giorno seguente.

Al momento di servire, togliere dal frigo un po' prima e decorare con cacao in polvere, gocce di cioccolato fondente, granella di nocciole, polvere di arancia, crunchy di avena o quello che più gradite.

Nulla vieta di dividere la crema in due dosi e metà arricchirla con cacao o cioccolato fondente fuso.
Oppure di servire la sola crema in tazzine con biscottini secchi tipo baicoli o lingue di gatto.

* Nel caso si usi malto o sciroppo d'agave, inevitabilmente la dose del composto aumenterà un po' percui è preferibile aumentare un pochino anche la quantità della fecola per raddensarlo.






Se amate le nocciole ed il cioccolato, guardate anche questa ricettina per duplicare la crema di nocciole spalmabile in casa:




martedì 22 dicembre 2015

Calendario dell'Avvento 2015





in ordine: Alessandro Sanna, Anna Nina Masini, Arianna Papini, Aurora Cacciapuoti, Chiara Armellini, Claudia Palmarucci, Daniela Iride Murgia, Daniela Tieni, Evelyn Daviddi, Federica Bordoni, Francesca Dafne Vignaga, Francesca Popolizio, Geena Forrest, Gianluca Folì, Lisa D'Andrea, Liza Schiavi, Manuela Trimboli, Margherita Allegri, Marina Marcolin, Marta Iorio, Roberta Cadorin, Sara Vincetti, Silvia Molinari, Silvia Rocchi, Valeria Valenza.



Un calendario speciale dell'Avvento, quello proposto dalla libreria Radice-Labirinto di Carpi (Modena) a cui sono stata invitata a partecipare.

25 illustratori, un'illustrazione al giorno arricchita da una poesia composta da Alessia Napolitano, per avvicinarsi al Natale.
Un filo azzurro, 25 cartoline numerate, 25 mollettine di legno, una scatolina per conservarlo.
Il ricavato della vendita ha contribuito a finanziare una nuova scuola.



la mia tavola, per il 22 dicembre


e l'intervista che mi è stata fatta è qui





giovedì 17 dicembre 2015

È una passeggiata...



Li ho pensati e disegnati per Natale, ma non solo.

Per una passeggiata ricca di speranza e serenità, si spera.


Buon Natale 2015.



lunedì 14 dicembre 2015

Ajo ojo e peperoncino

Tutto il mondo è paese davanti ad un piatto di spaghetti.
- Ajo ojo e peperoncino -
Travaux en cours...






Lavori in corso...





lunedì 30 novembre 2015

Consapevolezza e cambiamento






Che disegnare possa essere una terapia non è una novità, ma poi ci sono lavori per progetti terapeutici a tutti gli effetti, di nome e di fatto.
Che piacere prezioso, per me, farne parte.

lunedì 26 ottobre 2015

Una gialla velatura






Io porto a bella posta la testa spettinata,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace illuminare nelle tenebre
L'autunno spoglio delle vostre anime.

Sergej A. Esenin



Mi piace spettinata camminare
il capo sulle spalle come un lume
e mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume


Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome,
voglio essere una gialla velatura,
gonfia verso un paese senza nome.



lunedì 5 ottobre 2015

À la carte. Un laboratorio pop up a Libri in Cantina 2015

Come lo scorso anno (vedi qui), anche quest'anno sono stata invitata a Libri in Cantina, 13a Mostra nazionale della piccola e media editoria, tenutasi il 3 e 4 ottobre a Susegana (Tv).

L'idea questa volta è stata quella di proporre un piccolo laboratorio aperto a tutti, bambini ed adulti, dal titolo: "A tavola... Il cibo disegnato"
Ho pensato così di sperimentare la tecnica del pop up, appresa a mia volta frequentando quest'estate un corso tenuto dall'illustratrice Roberta Bridda.
L'idea doveva essere semplice, versatile e abbastanza veloce da realizzare anche per mani inesperte.
Ho progettato e realizzato dunque alcuni menù d'esempio come questi.





(Non so se le foto rendono l'idea, ma i piatti di portata sono rialzati, rispetto al fondo e talvolta anche gli ingredienti, rispetto al piatto).

Sapere di avere un'ora sola di tempo a disposizione e trovare lì, senza preavviso, più di 20 persone (bambini, ma anche qualche adulto) ad aspettarmi... Wow. Che sfida!

I partecipanti hanno costruito la propria "tovaglietta" e l'hanno decorata a piacimento. Quindi hanno preparato il piatto di portata e lo hanno riempito con gli ingredienti preferiti.
Piatti, tazze, posate e bicchieri hanno arricchito le composizioni.

Con poche mosse, ma piuttosto precise e senza fretta, abbiamo infine costruito insieme il piccolo meccanismo che alza il piatto, all'apertura del menù.



Ed ecco! A tavola!



Mi spiace solo non essere riuscita a fotografare tutti i loro lavori ultimati come meritavano, ma molti hanno agguantato la loro opera e sono scappati a pranzare per davvero, vista l'ora.
Del resto io non ho avuto neppure il tempo di fare le foto (per cui ringrazio di cuore la persona speciale che ha fatto almeno queste poche).
Ho gustato un caleidoscopio di colori mirabolanti e di accostamenti alimentari senza paura. Zuppe blu, biscotti arancioni, nidi di spaghetti al pomodoro, pizze con le patatine...
Qualche adulto diceva: - No, le fragole con il pesce... Non si fa! -
- E perché no? È così divertente cucinare così! No? -
:-D



Meteorologicamente parlando la giornata non è stata delle migliori, ma il Castello è sempre suggestivo.




e la Mostra interessante...




Ho chiuso con un saluto al grande illustratore messicano Gabriel Pacheco (qui con Mara Donat) e poi, via, si ritorna di corsa a casa... a preparare una vera e propria cena!



martedì 22 settembre 2015

Un accento sul futuro






Che strana voce grammaticale la prima persona del tempo futuro.
Io farò, io partirò, io conquisterò.
Chi fu il pazzo a inventarla?
Quell’"o" accentato finale, che ridicolo, con quella sicurezza di sé.
Io comprerò, io costruirò, io scriverò.
E se non ce ne fosse il tempo?
Non l’ha calcolata, il padre ignoto della lingua, questa tenue possibilità?
Più decente l’inglese: I shall do, I will do. C’è una intenzione, una volontà, niente di più, non si intende ipotecare il futuro.
Mentre noi! Poveri diavoli, che marciamo con il petto in fuori, gli occhi fissi alle lontananze, e magari a mezzo metro c’è la buca.

(D. Buzzati)



mercoledì 9 settembre 2015

La lingua instancabile del mare





Sono tornata, o almeno così mi dicono, perché in effetti la mia anima astrale sta ancora mangiando arancine nascosta sotto un cappellone di paglia, mentre macina, sognante, chilometri da ovest ad est...
Qui, tra le mie montagne, ho trovato 20° in meno.
Purtroppo i folletti in mia assenza non mi hanno neppure riordinato la scrivania, ma io non me ne curo e contamino gli schizzi lasciati a casa per il libro, coi segni di mare del moleskine tolto dalla valigia.



Figura.

Relitti abbandonati alla risacca, fossili sputati dall’abisso
stiamo su questa spiaggia come dentro l’eternità
culla di venti, cortina di sale che ci fa
invisibili
calcificati sui sassi tiepidi, offerti all’azzurro semicerchio
graffiato da segni che non interpretiamo
occhi negli occhi col chiarore più sfocato e fondo
vetrini colorati sgranano il bagnasciuga, collane
scivolate nelle vene, rianimate
la lingua instancabile del mare ci riempie le orecchie
con la sua trasparenza.

Giovanna Rosadini



lunedì 7 settembre 2015

Filippo Bentivegna, "Chiddu du li testi"

Siamo ritornati in Sicilia dopo quasi vent'anni. Tanto l'avevo apprezzata allora e tanto la gusto ora mentre la sto facendo scoprire agli occhi vergini ed incantati di mio figlio.
Scendendo da Palermo, dopo Trapani, Marsala, e prima di proseguire per Agrigento e la Valle dei Templi, rammento di essere venuta a conoscenza, per una fortuita coincidenza, di un luogo che ancora non ho mai visitato. 
Amo queste preziose chicche meno conosciute lungo i percorsi turistici. Decido così di fare una sorpresa ai miei compagni di viaggio.
Ci rechiamo dunque a Sciacca, al Castello Incantato sulle tracce di Filippo Bentivegna.




Affreschi di Filippo Bentiveglia nel suo umile casolare.
Pare che questi scorci di città fossero un ricordo dei grattacieli americani. 



Nato nel 1888, il pescatore Filippo Bentivegna agli inizio del '900 emigrò negli Stati Uniti.
Lì pare che si innamorò di una donna e durante una rissa, forse con un rivale d'amore, fu colpito da una violenta bastonata in testa. A causa di questo pesante trauma fisico e delle collaterali conseguenze che ne derivarono, fu dichiarato inabile e fu rimpatriato.

Senza nessuna preparazione artistica, diede il via ad un'incessante e frenetica produzione di teste umane scolpite nella pietra.
Nel suo piccolo podere sulle falde del monte Kronio, ne realizzò un numero infinito non fermandosi neppure quando il calcare si esaurì, ma proseguendo invece scavando cunicoli nella roccia.
Teste accatastate, affiancate, bifronti...
Filippo viveva isolato nella sua casupola e veniva tristemente deriso dai compaesani che lo denominavano "Chiddu du li testi" e "Filippo lu pazzu".
Alcuni sostenevano che, scavando nella roccia, volesse addirittura raggiungere una vena sotterranea di lava, per dar fuoco al paese di Sciacca e vendicarsi delle malelingue dei Saccensi.



Solo alla fine degli anni '60 un collaboratore di Jean Dubuffet ne intuì il valore e lo fece conoscere all'esponente dell'Art Brut che lo inserì meritevolmente nella collezione del Museo di Art Brut a Losanna.





Oggi il suo podere è diventato uno spazio museale all'aperto, il "Castello incantato", che si sviluppa tra ulivi e fichi e si affaccia sul mare.








Non volle mai venderne neppure una.
A chi gli domandò perché scolpisse queste teste, rispose: - Cerco la Grande Madre... Dentro la Terra c'è il seme dell'uomo. -







L’arte non viene a dormire nei letti che le hanno preparato, scappa appena si pronuncia il suo nome:
quello che ama è l’incognito. I suoi momenti migliori sono quando dimentica il suo nome. (Jean Dubuffet)



Noi proseguiamo il viaggio verso Est...





lunedì 24 agosto 2015

Tutto è una danza



"Ma cosa devo fare allora?"
"Danzare" rispose "continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo?
Devi danzare. Danzare senza mai fermarti.
Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c'entra. 
Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi." 
(Murakami Haruki)



Sto riorganizzando pensieri e valigie. Cercando un quadernino per gli appunti di viaggio, ritrovo questo schizzo.
Ordunque si aprano le danze!




lunedì 27 luglio 2015

Anguria




Un'estate calda ed afosa esige una cartolina a tema.

Eccovi Anguria!, nata dalla penna di Silvia Geroldi e dai miei pennelli. (le altre cartoline digitali sono qui)

Buona estate a tutti!



(Anche questa, come le altre, è condivisibile sui canali social purché indicando i credits: testo di Silvia Geroldi, illustrazione di Roberta Cadorin. Grazie)


giovedì 16 luglio 2015

Rido, se gira l'onda, Riso... *

In questo periodo sto alternando qualche giorno di vacanza a qualche settimana di lavoro, nell'attesa delle ferie vere e proprie che arriveranno un po' più avanti.
Sono fortunata perché, nel luogo in cui vivo, anche durante queste giornate particolarmente calde è ugualmente piacevole lavorare.
La glicine ormai è cresciuta prepotentemente e la sua ombra si è fatta ampia ed accogliente.





Sto lavorando e disegnando per un progetto in fieri ancora una volta di cibo... (oltre a questo)

Con tutto il gran parlare di cucina, in rete, in tv e sulla stampa, tra coloro che si avvicinano a quest'arte di recente e solo attraverso questi media forse c'è ancora qualcuno che si sofferma solo su estetica e virtuosismi tecnici senza riconoscere l'origine e la maestria dei capisaldi della cucina italiana.
Sarebbe bene non dimenticarsi di guardare però un po' al passato e ritrovare e riconoscere l'origine di tutto ciò che adesso è diventato moda e spettacolo.
La genialità nel coniugare tradizione ed innovazione, con semplicità, ma grande studio, (come sempre accade nelle realizzazioni dei veri grandi artisti), è di chef che oramai sono divenuti leggenda. Non a caso vengono chiamati maestri!

Questa è una delle ricette più classiche e conosciute della cucina italiana, firmata da un prestigiosissimo chef stellato italiano.



Riso oro e zafferano di Gualtiero Marchesi



"Da giovane ho imparato a suonare il pianoforte e a pensare al gusto come ad un'architettura.
Che cosa ho appreso alla fine? Che la semplicità è difficile." (G.M.)



Di tutt'altro stile, questa invece è un'altra ricetta a base di riso di Harumi Kurihara: riso e branzino, con miri, dashi e sakè.
Harumi viene chiamata la "Martha Stewart del Giappone".







Buona estate a voi!


Rido, se gira l'onda, rido, se cambia il tempo, rido, si salvi sempre chi può! (Jannacci)


sabato 13 giugno 2015

Torta profumata di riso

Potrebbe forse ricordare un po' la torta di riso reggiana, ma i puristi potrebbero inorridire.
Più semplicemente potreste scandalizzarvi tutti all'idea che abbia acceso il forno in questi giorni, ma oggi la temperatura esterna lo consentiva ed avevo voglia di una torta un po' cremosa, ma semplice e naturale, da mangiare fredda da frigo (buonissima dopo una notte di riposo), così è nata questa, che strizza un po' l'occhio al risolatte alla vaniglia.
(Potrete cuocerla di notte per evitare l'eccesso di calore e realizzarla anche in versione interamente vegan*).





150 gr di riso bio semintegrale
1000 gr di latte vegetale non zuccherato (io ho usato metà riso e metà soia)
120 gr di succo d'agave o malto di riso
3 cucchiai di sciroppo d'acero
la buccia grattugiata di un limone non trattato
2 cucchiai colmi di farina di riso
un uovo (*credo si potrebbe omettere tranquillamente aggiungendo un cucchiaio in più di farina di riso)
un bacello di vaniglia
un cucchiaio di rhum (facoltativo)
un pizzico di sale


Sciacquare il riso semintegrale per eliminare eventuali impurità e scolarlo bene.
In una casseruola versare riso e latte, i semini di vaniglia e un pizzico di sale e far cuocere lentamente secondo le indicazioni fornite dalla confezione di riso (per me 25 min).
Lasciar raffreddare e riposare per almeno due ore.
Accendere il forno a 180° (statico).
Dolcificare il composto di latte e riso con gli sciroppi (aumentando o diminuendo secondo il gusto) ed unirvi la scorza del limone grattugiata.
Unire anche l'uovo intero mescolando bene e la farina di riso.
Versare in uno stampo apribile ben oliato ed infarinato e cuocere per 45-50 minuti.
Dorare in superficie per qualche minuto sotto il grill.
Lasciar raffreddare bene (poi anche in frigo) prima di tagliare e servire, ad esempio, con lamelle di mandorle tostate.

Si presterà benissimo anche nel caso vogliate farla diventare ripieno per un guscio di frolla.



martedì 19 maggio 2015

La strada del cibo... tra mare e montagna.

Potrebbe sembrare l'incipit di una fiaba:
c'era una volta una valle incantata, verde e ricca, a metà tra laguna veneziana e Dolomiti.
In questa conca è avvenuto l'incontro di due amiche, l'una che scrive e ricerca e l'altra che disegna e fotografa.
Sono così seguite (e seguiranno ancora) passeggiate, chiacchiere, ricerche e sperimentazioni tra gente di mare e di montagna, come noi due.

Chi mi segue in Facebook forse già lo sa, ma ora trovo il tempo per raccontarlo anche qui.
Non è la prima volta che Elisabetta Tiveron mi coinvolge piacevolmente in un progetto interessante (vedi qui).

Questa volta insieme stiamo dando vita invece ad un un libro per Kellermann editore, nella collana che rientra nel progetto La strada del cibo:
nel viaggio il cibo diventa di volta in volta filo d'Arianna, parola chiave, trait d'union, mezzo per conoscere e comprendere, per raccogliere e raccontare storie. 





Ci sono freschi germogli e talvolta ancora un po' di foschia sul nostro sentiero, esattamente come in queste foto della foresta del Cansiglio,





ma il materiale a poco a poco prende forma, tra un boccone e uno schizzo...





(di quest'ultima foto non mi prendo merito: è di Giacomo, il mio bambino)



mercoledì 13 maggio 2015

L'equilibrista




L’équilibriste tout seul,
c’est pourquoi je l’ai dessiné
Avec des yeux tout ronds, tout tristes
Et de grosses larmes qui glissent

Sur son visage enfariné.

(M. Carême)